Prezzi delle Commodity in aumento: come sostenere l’approvvigionamento delle aziende?

Mag 3, 2021 | Covid-19

Che l’Italia sia povera di materie prime e che la nostra sia essenzialmente un’economia di trasformazione non è di certo una novità. Vendiamo ciò che trasformiamo senza, fra l’altro, fare granché margine.
Accade ora che la maggior parte delle materie prime che trasformiamo (provenienti soprattutto da Cina, Corea, Germania e USA) stanno avendo incrementi di prezzo molto ampi. Contemporaneamente, è anche
crollata la reperibilità di questi materiali. Accadde qualcosa di simile anche dopo la crisi del 2008. 

In parte, sono dinamiche in parte fisiologiche dopo un forte rallentamento della produzione causa Covid-19 che ha portato all’utilizzo degli stock e allo svuotamento dei magazzini.
Alcuni, in aggiunta, colgono segnali di manovre speculative, su scala mondiale, decisamente preoccupanti.
Essi sostengono che non abbiamo a che fare con ordinari aggiustamenti economici, ma con scostamenti di prezzo, in un lasso di tempo molto breve, mediamente di un terzo ma con picchi che vanno anche oltre il 100%. L’esempio migliore è quello dell’acciaio, che in pochissimi mesi, da novembre 2020 a febbraio 2021, è aumentato del 130%. Tra l’altro, le previsioni future non fanno sperare in un’inversione del trend. 

Le imprese, già in sofferenza finanziaria e patrimoniale, sono impegnate a onorare contratti assunti in ben altra congiuntura sul versante dell’approvvigionamento delle materie prime e del loro costo. Si hanno già casi di fornitori che hanno cominciato a non rispettare i contratti, evocando cause di forza maggiore o di eccessiva onerosità.

Molto grave si presenta la situazione dell’edilizia, tanto da mettere a repentaglio la regolare prosecuzione dei cantieri già aperti. Molte resine, indispensabili per le costruzioni, sono introvabili, e con aumenti di prezzo superiori al 100%. Non ci sono bancali per le spedizioni. Non si trova l’acciaio. Di conseguenza, fornitori e imprese bloccano la firma di nuovi contratti e a rischio ci sono molte forniture. 

Le imprese sono in forte sofferenza perché tali incrementi, eccezionali e imprevedibili, si aggiungono alle già ingenti sofferenze finanziarie e patrimoniali dovute alle dinamiche disfunzionali di appalto connesse all’evento pandemico.

Il rincaro dei materiali non è più sostenibile per le imprese. Con un aumento a 3 cifre dell’acciaio, di oltre il 40% dei polietileni, del 17% del rame e del 34% del petrolio e, di conseguenza, anche la difficoltà di approvvigionamento, tanti cantieri pubblici e privati rischiano di bloccarsi con gravi ripercussioni economiche e sociali.

Questi rincari eccezionali rischiano, inoltre, di frenare gli interventi statali già in corso e di mettere a rischio quelli previsti dal Recovery Plan.

La situazione che si sta determinando mette in crisi tutto il settore, soprattutto le aziende più piccole, che non riescono a rientrare economicamente sui lavori. Oltre al Covid 19 e a tutto quello che ne consegue, questa situazione rappresenta un’altra tegola sulle imprese.

Anche il settore manifatturiero italiano sta vivendo un periodo poco tranquillo a causa di questo shock dei prezzi, emerso parallelamente alla crescita dei contagi e alla diffusione della pandemia. Con il corrispettivo incassato dodici mesi fa dalla vendita di un chilo di rame, oggi si acquistano 560 grammi dello stesso materiale. Un incremento del 79% in un anno, da inizio 2021 l’aumento è stato del +21%. Tutto ciò non colpisce solo il mercato dei materiali da costruzione ma anche quello di polimeri, metalli, legnami, gomma; con ritardi delle consegne che arrivano anche a quasi due mesi per alcuni di questi. 

La mancanza di capitali necessari a finanziare l’espansione del ciclo finanziario ed il rischio di blocco delle produzioni per l’irreperibilità delle materie prime nei mercati è reale, come reale è il rischio di default del sistema produttivo che ne può derivare.

La disponibilità è particolarmente limitata sul fronte asiatico, a causa di una domanda notevolmente aumentata in Cina, dove l’economia è tornata a pieno regime. Le fabbriche che producono materie prime non hanno ancora raggiunto la piena capacità e vista l’incertezza sulla situazione pandemica, non è chiaro quando raggiungeranno il loro massimo di produzione e ricostituiranno interamente l’offerta.

L’aumento del prezzo delle commodity internazionali si sta già riflettendo lungo la filiera dei prezzi interni, da quelli alla produzione a quelli al consumo. Questo meccanismo innesca una risalita dell’inflazione (in Italia prevista quest’anno all’1,3% contro il -0,1% del 2020). Nell’immediato, questo fenomeno  potrebbe introdurre sabbia nell’ingranaggio della ripresa economica italiana.

 La domanda che viene da porsi è:

Come possono le imprese cercare di predire le quotazioni di mercato delle commodity in modo da ridurre l’incertezza data da queste dinamiche appena descritte?

Con il supporto dei nostri Predictive Analytics (modelli predittivi delle quotazioni delle principali commodity – food, metalli, ecc.), l’azienda avrà la possibilità di stimare il futuro e di conseguenza adeguare i suoi approvvigionamenti. 

Predictive Analytics

 

Predictive Analytics Metalli – in questo caso, è stata scelta come quotazione analizzata quella del Rame.
I puntini neri sono i dati reali (storici), la linea azzurra scura rappresenta la predizione del modello ed infine le bande chiare indicano il range massimo e minimo della predizione.

Il modello di intelligenza artificiale su cui si basano, utilizza metodologie di machine learning e delle reti neurali opportunamente configurate, le quali consentono al modello di acquisire i trend e le stagionalità della serie storica di riferimento (in figura, quella del Rame).
Questo meccanismo permette di avere delle predizioni più precise ed allo stesso tempo di generalizzare in maniera ottimale, senza seguire eventuali picchi locali.
In base alle diverse esigenze, il modello può predire anche a diversi mesi di distanza, mantenendo anche in questo caso alti livelli di performance.

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