Smart working: più di una semplice soluzione provvisoria?

da | Lug 1, 2020 | Covid-19 | 0 commenti

In questi giorni una tematica ricorrente su cui si è dibattuto e che ha originato opinioni contrastanti è lo smart working. Dopo il terribile periodo di chiusura ed instabilità, si sta lentamente cercando di programmare un “ritorno alla normalità”.

Il Piano Colao, ovvero le iniziative proposte per il rilancio dell’Italia, pone attenzione a tale argomento. Il primo dei sei punti inseriti riguarda Imprese e Lavoro dove al suo interno, tra le numerose iniziative, compare lo smart working.

Si tratta di una questione fondamentale a cui non corrisponde una risposta univoca e sul quale permangono molti interrogativi.

Lo smart working proseguirà anche post-emergenza? Si trasformerà da modalità di lavoro emergenziale e provvisoria quale era a modalità ordinaria?

Sicuramente prima del Covid19, il lavoro agile era attuato piuttosto marginalmente: nel 58% delle grandi imprese, nel 12% delle PMI e nel 16% delle PA (Osservatorio Politecnico di Milano).

Oggi è uno strumento molto più diffuso. In questo periodo così instabile si è rivelato un’ancora di salvezza per molte imprese, permettendogli di continuare a lavorare e non arrestarsi, più di quanto non sono stati costretti a fare.

Naturalmente si tratta di una decisione importante da valutare caso per caso.

In generale si può dire che tale modalità di lavoro presenta degli aspetti positivi, ma anche negativi.

Si evidenzia come l’azienda gode di una riduzione dei costi, non indifferente, legati all’energia elettrica, internet, pulizia dei locali, riscaldamento e climatizzazione. Il lavoratore può beneficiare di un risparmio di denaro in termini di trasporto per raggiungere il luogo di lavoro e per il pasto.

Inoltre, grazie alla flessibilità offerta da tale modalità, si potrebbe ridurre il tasso di assenteismo dei lavoratori. Infine, quest’ultimi sentendosi autonomi potrebbero essere più gratificati e motivati.

Se da una parte i vantaggi offerti, sia per le imprese che per i lavoratori, possono essere accattivanti, dall’altra vi sono anche degli svantaggi.

Innanzitutto, lo smart working potrebbe compromettere il flusso informativo a causa dei limiti della comunicazione e collaborazione virtuale, non efficace nel gestire le urgenze. In più potrebbero verificarsi problemi di privacy legati alla diffusione di dati, fonti interne e know how dell’azienda.

Inoltre, c’è il rischio che il lavoratore non riesca a discriminare e trovare il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata. Ne consegue un incremento del carico lavorativo che non si rileva funzionale, poiché, in molti casi, riduce l’efficienza e la produttività.

Infine, aspetto marginale, ma che in molte realtà potrebbe rappresentare un limite, è che tale modalità prevede un’elevata digitalizzazione e capacità tecnica nell’utilizzo del computer e dei suoi programmi.

Un ulteriore aspetto negativo collegato indirettamente all’utilizzo dello smart working è lo spopolamento dei centri. Infatti, lavorando da remoto, si riducono le uscite e a risentirne maggiormente saranno i dettaglianti che potrebbero registrare un netto calo degli incassi.

Lo smart working si stava diffondendo, seppur marginalmente, anche prima dell’emergenza, per tale ragione si tratta di un cambiamento inevitabile. Estremizzare o schierarsi per una o l’altra soluzione non è la scelta migliore, occorre trovare una giusta integrazione. Non deve essere inteso come sostituzione della modalità ordinaria di lavoro, ma sarebbe opportuno affiancare ad essa questa nuova modalità. Bisogna imparare dall’esperienza vissuta per poter introdurre degli scenari evolutivi in grado di migliorare la gestione del lavoro in termini di efficienza ed efficacia.

È pur vero che tale modalità si presta maggiormente ad essere applicata ad alcune realtà aziendali e ruoli piuttosto che altri. Di conseguenza risulta fondamentale saper riprogrammare e prevedere un mix tra le due modalità idoneo per ciascuna realtà aziendale.

In tal modo, si potrà beneficiare dei vantaggi che entrambe le modalità apportano nell’ottica di migliorare la capacità produttiva e il benessere del lavoratore, aumentando la flessibilità e l’autonomia dello stesso.

FONTI:

https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/smart-working-guida-per-lavoratori-e-aziende/

https://www.osservatori.net/it_it/osservatori/comunicati-stampa/crescita-smart-working-engagement-italia-2019

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