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Settori economici

Alimentari e Tabacco
29/09/2009

Primi risultati dei bilanci 2008 delle aziende lattiero casearie

La presente analisi è effettuata su un campione di 279 imprese del settore “Produzione dei derivati del latte”, con bilancio già disponibile per l'annualità 2008.
L’analisi è effettuata sul triennio 2006-2008.
In tale periodo i ricavi sono considerevolmente aumentati (+23,80%), superando il tasso di inflazione effettivo (pari al 3,3% nel 2008 fonte ISTAT); questo significa che la crescita è stata quindi molto consistente anche in termini reali. Per il 2007 la crescita è stata pari al 13,3%, mentre nel 2008 è stata del 9,3%.
Il numero degli addetti presenta un trend in crescita (+4.9%), registrato soprattutto nell’esercizio 2008.
Il capitale investito nel settore è notevolmente cresciuto (+27,2%), soprattutto nel 2008, raggiungendo quasi quota 3 miliardi di euro.
Il margine medio sulle vendite nel 2008 risulta pari al 2,91%, in crescita rispetto al 2006 del 19,9%.
Dal punto di vista della struttura delle fonti di finanziamento, di particolare interesse risulta la minore incidenza dei debiti finanziari, che comporta quindi una maggiore solidità patrimoniale e un minor rischio di default. Nonostante il minor ricorso al debito, la liquidità resta stabile e a un sufficiente livello per garantire una corretta gestione aziendale.
La produttività media delle imprese del settore nel triennio risulta in crescita, anche piuttosto considerevole (+14,2%); tale risultato è stato interamente maturato nel 2007, mentre nel 2008 non vi è stata crescita poiché il maggior numero di addetti impiegati è stato proporzionalmente maggiore dell’aumento del valore aggiunto creato.

CONTO ECONOMICO
Il criterio di riclassificazione adottato è quello del valore aggiunto, il quale considera la classificazione per natura.
Il peso del valore aggiunto sul valore della produzione risulta stabile, circa del 11% nell’intero triennio. Infatti nel 2008 a fronte di un forte aumento del valore della produzione, il costo per servizi e godimento beni di terzi è cresciuto più che proporzionalmente rispetto alla suddetta voce, mentre nel medesimo confronto i consumi di materie prime sono cresciuti meno che proporzionalmente; questo è dovuto a scelte di esternalizzazione di alcune fasi produttive, spiegato anche dalla leggera flessione dell’incidenza degli ammortamenti e del costo del lavoro rispetto valore della produzione (nel 2008 rispettivamente pari al 2% e al 6,4%).
La gestione accessoria nell’arco dell’intero triennio fornisce un apporto positivo alla redditività delle imprese del settore (nel 2008 è pari a 26.248.000€, l’0,8% rispetto al valore della produzione).
L’incidenza degli oneri finanziari risulta essere in leggero aumento, nonostante il peso dei debiti finanziari sia in calo; questo è dovuto all’aumento del costo netto di tali debiti.
La gestione straordinaria risulta pressoché nulla nel 2008, mentre nei precedenti esercizi aveva influito positivamente, anche se in maniera marginale.
L’incidenza del reddito netto sul valore della produzione risulta essere piuttosto stabile (circa l’1%); tale risultato è stato superato solo nel 2007, sicuramente il miglior esercizio in termini economici finanziari del triennio in esame.

STATO PATRIMONIALE
Il criterio di riclassificazione dello stato patrimoniale utilizzato è quello finanziario.
Dall’analisi dell’attivo, si denota come questo sia molto flessibile, infatti l’attivo corrente in tutto il triennio in esame è stabilmente vicino al 74%. Al suo interno di particolare rilievo sono le liquidità differite (nel 2008 pari al 44,8%) e le rimanenze (nel 2008 pari al 26,8%); entrambe sono in notevole rialzo rispetto al 2006 (+4,1% per le prime, +1,6% delle seconde), e ciò a discapito della liquidità immediata che risulta in forte diminuzione (dal 7,8% del 2006 al 2% del 2008).
Questo fenomeno non è certamente positivo poiché un aumento delle rimanenze in un settore alimentare potrebbe rendere non più commerciabili parte dei prodotti a causa del rapido deperimento; mentre un aumento dei crediti e un drastica diminuzione di liquidità sono sintomi di maggiori dilazioni di pagamento concesse o di ritardi nei pagamenti dei propri clienti rispetto ai termini pattuiti.
Le immobilizzazioni perciò costituiscono una parte secondaria degli impieghi, infatti nel 2008 sono pari al 26,5% e risultano costanti in tutti gli esercizi in esame. Al loro interno la parte preponderante riguarda le immobilizzazioni materiali che nel 2008 sono pari al 21,2%. Di minor rilievo sono quindi le immobilizzazioni immateriali (2,7%), dato che il settore si basa per lo più su commodities, e le immobilizzazioni finanziarie (2,6%).
Analizzando il passivo, la sua componente principale risulta essere la parte corrente, in media leggermente superiore al 60% (nel 2008 pari al 61,8%), al cui interno la posta preponderante e in ascesa risulta essere i debiti finanziari a breve termine (nel 2008 rappresentano il 24,8% delle fonti).
Il passivo consolidato risulta in lieve calo nel 2008 rispetto al 2006 (-1,4%), e si attesta al 14,4%. Al suo interno i debiti finanziari a lungo termine rappresentano la voce più significativa.
Il patrimonio netto invece è in sensibile aumento nel 2008 (+2,5%), a seguito delle riserve accantonate in ogni esercizio.
L’analisi quindi porta a mettere in evidenzia che complessivamente nel settore la correlazione fonti-impieghi è presente; l’unico aspetto preoccupante è il fatto che spesso le rimanenze se non prontamente commercializzate potrebbero deteriorarsi.

AREA REDDITIVITA’
Gli indici di redditività confermano come il 2007 sia stato l’esercizio con le migliori performance. Il ROE registrato nel 2008 (3,75%) è il peggiore del triennio in esame a causa della maggiore incidenza della gestione non operativa (TIGEC) e da un utilizzo minore dell’indebitamento; infatti il rapporto di indebitamento è diminuito di 0,5.
Il ROI, l’incide che misura la redditività del capitale investito, nel 2008 è in espansione rispetto al 2006 nonostante la gestione accessoria abbia avuto un effetto positivo inferiore (1,09 nel 2008 rispetto a 1,18 del 2006). Ne consegue quindi un aspetto certamente positivo, cioè che la redditività derivante dalla gestione operativa caratteristica è aumentata, grazie alla crescita della marginalità media sulle vendite (ROS).

AREA EFFICIENZA
I ricavi per addetto sono in trend positivo nel triennio; così come il costo del lavoro per addetto. Al contrario la complessità, misurata per numero di addetti per milioni di € di costi operativi, risulta in diminuzione. Questi indici portano quindi alla conclusione che c’è stato un maggiore investimento in personale qualificato.
La rotazione del capitale investito è stabile, e quindi non si denotano particolari recuperi di efficienza in questo ambito. C’è stato un peggioramento della rotazione dei crediti e delle scorte che comporta quindi un aumento della loro durata media, che fa aumentare quindi il fabbisogno finanziario corrente.
Dal punto di vista del rischio operativo è importante puntualizzare come nel 2008 un aumento dei ricavi netti non abbia comportato un aumento del reddito operativo caratteristico, che anzi è risultato in flessione rispetto al 2007, a causa dei maggiori costi sostenuti. Un grado di leva operativo prossimo a valori nulli denota quindi la presenza preponderante dei costi variabili, che quindi comporta una situazione di rischiosità minima.

AREA FINANZIARIA PATRIMONIALE
L’indice di liquidità primaria risulta in leggera diminuzione, mentre il rapporto corrente (comprendente le rimanenze) è in crescita. Gli indicatori di margine di struttura hanno un andamento positivo, con dei risultati che denotano un buon equilibrio patrimoniale.
La leva finanziaria è negativa, in quanto il costo dei debiti è maggiore alla redditività del capitale investito.
Nonostante il rapporto di indebitamento sia in diminuzione, l’incidenza degli oneri finanziari sul reddito operativo globale è in crescita (nel 2008 risulta pari al 51,5%: un +8,2% rispetto al 2006), a causa dell’aumento del costo netto dei debiti finanziari, e della tipologia di debito usato (intensificazione dell’utilizzo del debito a breve termine).
La durata del ciclo finanziario è in una fase di continua espansione; a fronte della stabilità della durata dei debiti commerciali, la durata dei crediti commerciali e delle scorte si è ampliata. Questa problematica fa si che aumenti il fabbisogno di fonti atte a finanziare il capitale circolante.

DECILI
I decili evidenziano come un indice di bilancio si distribuisce all’interno del campione, dettagliando l’informazione degli indicatori calcolati sul bilancio aggregato.
Il 50% delle imprese osservate presenta un ROE prossimo all’1%. Solamente un 20% di esse ha un ROE superiore al 10%.
La marginalità media sulle vendite (ROS) è elevata solo nel 10% del comparto, così come la redditività del capitale investito.
Per ciò che riguarda la liquidità, solamente il 30% del comparto non ha problematiche da questo punto di vista, dato che presentano un indice di liquidità  primaria pari o superiore a 1.
Dal punto di vista patrimoniale è possibile affermare che più del 50% delle imprese ha un margine di struttura allargato uguale o maggiore al convenzionale valore di soglia di 1.
Si rileva che il 20% delle imprese in esame presenta una durata delle rimanenze superiore ai 170 giorni.

ANALISI PER FASCE DI FATTURATO
L’analisi delle performance rispetto alle fasce di fatturato permette di verificare se diverse dimensioni aziendali (volume dei ricavi) corrispondono performance differenti.
La suddivisione in fasce è stata effettuata secondo i seguenti criteri:
• aziende con un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro;
• aziende con fatturato tra 2 e 10 milioni di euro;
• aziende con fatturato tra 10 e 25 milioni di euro;
• aziende con fatturato tra 25 e 50 milioni di euro;
• aziende con fatturato superiore a 50 milioni di euro.
Osservando gli indici di redditività si osserva come questi crescano all’aumentare della dimensione, con differenze quindi tra piccole e grandi imprese.
Le aziende di piccole dimensioni presentano una redditività del capitale investito negativa, un rapporto di indebitamento maggiore rispetto a quelle più grandi e, nel caso delle micro-aziende, un margine medio sulle vendite addirittura negativo.
Nelle piccole aziende il costo del lavoro rispetto al valore della produzione ha un’incidenza pressoché doppia rispetto a quelle di più grandi dimensioni.
L’esame delle strutture di liquidità e patrimoniali nelle piccole imprese evidenziano tensioni. Infatti risultano mediamente al di sotto della convenzionale soglia dell’unità.
L’incidenza degli oneri finanziari rispetto al reddito globale è particolarmente alta nelle piccole imprese (nel 2008 risulta maggiore del 250%, rispetto ad una media di settore del 51,5%).
La struttura patrimoniale delle imprese di grandi dimensioni risulta più flessibile dal punto di vista dell’attivo e con una componente di patrimonio netto rispetto al totale passivo superiore se confrontata con le imprese di piccole dimensioni; cosicché si può concludere che la struttura patrimoniale e  finanziaria delle aziende più grandi risulta meno rischiosa.

LA DISTRIBUZIONE DEL RATING DELLE IMPRESE
Il 65% delle aziende del settore si colloca in termini di rating tra le classi BBB+ e BB-; il 25% delle imprese presenta una probabilità di default (PD) maggiore o uguale a 3,51%, mentre solo il 10% delle aziende appartiene a una classe di rating A.
La maggior parte di imprese rientranti nelle fasce di rating con PD > 3,51% sono quelle che in termini di fatturato risultano più piccole, mentre nella classe di rating A rientrano maggiormente le imprese di dimensioni maggiore (>10 milioni di fatturato).
La dimensione aziendale risulta perciò un fattore che influenza positivamente le performance economico-finanziarie, e quindi di conseguenza l’attribuzione del rating.


Fonte: infoManager