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Settori economici
Tessile e Abbigliamento04/12/2009
Settore abbigliamento: approfondimento sullo stato di salute delle aziende
IDENTITY CARD
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2008 |
2007 |
2006 |
Var% 08/07 |
Var% 07/06 |
Var% 08/06 |
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Ricavi netti |
19.537.489 |
19.390.277 |
18.065.661 |
0,8% |
7,3% |
8,1% |
|
Addetti |
82.281 |
80.906 |
78.608 |
1,7% |
2,9% |
4,7% |
|
Capitale investito |
17.848.264 |
16.585.155 |
15.560.024 |
7,6% |
6,6% |
14,7% |
|
Ros |
4,61% |
6,02% |
5,76% |
-23,3% |
4,5% |
-19,9% |
|
Debiti finanziari/Patrimonio netto |
0,62 |
0,71 |
0,63 |
-13,1% |
12,6% |
-2,1% |
|
Indice di liquidità primaria |
0,92 |
0,93 |
0,96 |
-1,2% |
-2,7% |
-3,8% |
L’analisi si basa su un aggregato di 3.035 imprese operanti nel settore dell’abbigliamento, con riferimento al triennio 2006-2008.
Il fatturato complessivo non presenta incrementi reali nel 2008, dato la variazione registrata risulta inferiore rispetto al tasso di inflazione effettivo (3.3% fonte ISTAT). Al contrario il capitale investito nel settore è costante nel suo trend di crescita.
Il margine medio sulle vendite, dopo il miglioramento avvenuto nel 2007, nel 2008 risulta in contrazione del 23.3%.
L’incidenza dei debiti finanziari sul patrimonio netto nel 2008 è pari a 0.62. Il decremento rispetto al precedente esercizio è da attribuirsi alla stabilizzazione dell’indebitamento finanziario a fronte di un aumento del patrimonio netto, in particolare delle riserve accantonate, derivante dai risultati positivi dell’esercizio 2007.
Con riferimento alla liquidità, si osserva un andamento costante, prossimo ai valori di soglia convenzionalmente considerati.
ANALISI DETTAGLIATA DELLE PERFORMANCE
Gli indici di redditività evidenziano una contrazione delle performance nell’esercizio 2008.
La riduzione della marginalità sulle vendite influisce negativamente sulla redditività del capitale investito (nel 2008 risulta pari al 6.56%, in flessione del 17.3% nel triennio).
Nel 2008 più del 20% delle aziende ottiene Roi e Ros negativi, in peggioramento rispetto al 10% registrato nel biennio precedente. Tali decrementi, unitamente alla diminuzione del rapporto di indebitamento, sono alla base della minore redditività del capitale di rischio. Difatti nel 2008 risulta pari a 6.34% rispetto ai valori prossimi al 10% registrati nei precedenti esercizi.
Analizzando l’efficienza del comparto, si osserva che la rotazione del capitale investito è in diminuzione del 6% nel triennio. Questo risultato conferma come, nel 2008, lo sviluppo dei ricavi e del capitale investito non sia allineato.
Il grado di leva operativa fa registrare un risultato negativo nel 2008. A fronte di un fatturato totale pressoché invariato tra il 2007 e 2008, il reddito operativo caratteristico è in flessione del 22.7%. Le cause sono da attribuirsi ad un aumento generalizzato di tutte le tipologie di costo operative.
L’area finanziaria è stabile ed equilibrata nel triennio. L’indice di liquidità primaria è prossimo all’unità, mentre il rapporto corrente è superiore a 1.35 in tutto il triennio. Lo scostamento tra i due indici è dato dalla presenza delle rimanenze, che rappresentano il 25% del capitale investito.
Dal punto di vista patrimoniale, il settore appare equilibrato, con l’indice del margine di struttura che si attesta nel 2008 a 1.28. E’ però presente una flessione rispetto agli esercizi precedenti, dovuta soprattutto ad un aumento delle immobilizzazioni materiali, nello specifico di fabbricati.
La leva finanziaria nel 2008 è pari a 0.5, anch’essa in diminuzione rispetto al 2007. Le motivazioni sono da ricercare in una riduzione della redditività del capitale investito netto (-22.7%), nell’aumento del costo netto dei debiti finanziari (+10.3%) ed in una diminuzione del rapporto di indebitamento (-13.1%).
L’incidenza degli oneri finanziari sul reddito operativo globale è in ascesa, a causa della minore redditività che caratterizza il 2008. Il costo dell’indebitamento finanziario risulta costante nell’arco dell’intero triennio.
La durata del ciclo finanziario è in trend crescente negli esercizi esaminati; nel 2008 si attesta a 90 giorni. Esaminando le sue componenti, si osserva che a fronte di una positiva riduzione della durata media dei crediti commerciali, si registra un aumento della durata delle scorte e una flessione della durata dei debiti commerciali.
ANALISI PER FASCE DI FATTURATO
Con l’analisi per fasce di fatturato è possibile analizzare le performance delle imprese distinte per volume di ricavi conseguiti nell’esercizio 2008.
Analizzando la redditività, le imprese con fatturato superiore a 50 milioni di euro registrano performance superiori alle restanti, in particolare con riferimento alla marginalità media sulle vendite ed alla redditività operativa.
Anche in termini di efficienza, sono sempre le aziende di grandi dimensioni a guidare il comparto, sia in termine di rotazione del capitale investito, sia per ciò che riguarda i ricavi per addetto.
Il costo del lavoro per addetto incrementa all’aumentare della dimensione aziendale, al contrario della complessità. Questi risultati mostrano come strutture dimensionali diverse necessitino di differenti tipologie di risorse e competenze.
La struttura patrimoniale e finanziaria è, per tutte le fasce considerate, prossima alle soglie di equilibrio. Scendendo nel dettaglio, i risultati migliori si osservano nelle imprese di più ampia dimensione, sia in termini di liquidità che di correlazione fonti impieghi.
Il ciclo finanziario risulta inferiore nelle grandi imprese, grazie a una minor durata dei crediti commerciali e delle scorte. La durata dei debiti commerciali non presenta invece particolari difformità tra le diverse fasce di fatturato.
LA DISTRIBUZIONE DEL RATING DELLE IMPRESE
L’attribuzione delle classi di rating alle imprese è effettuata sulla base della rispettiva probabilità di default (PD).
Dall’analisi della PD mediana di ogni classe, si denota come questa diminuisca all’incrementare della dimensione aziendale. Difatti i livelli di probabilità di default minori sono da ricercare in ampia parte nelle imprese con fatturato superiore a 50 milioni di euro.
Osservando l’aggregato nel suo insieme, il 56% delle imprese è presente in classi intermedie di giudizio, mentre il 41% sono caratterizzate da alte probabilità di default. All’interno di quest’ultima categoria sono presenti soprattutto le aziende di piccole-medie dimensioni (fatturato inferiore ai 10 milioni di euro).
Fonte: infoManager
