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Settori economici
Metallurgia e prodotti in metallo16/10/2009
Metalmeccanica: uno sguardo ai risultati 2008
L’analisi è effettuata su un campione di 8.887 imprese del settore “Fabbricazione di prodotti in metallo”, prendendo in considerazione il triennio di bi lanci 2006-2008.
Dopo un aumento dell’11,9% del fatturato registrato tra 2006 e 2007, si mantiene nel 2008 il positivo trend seppur in attenuazione (+2,1% la crescita del fatturato tra 2007 e 2008). I ricavi aggregati delle aziende del campione considerate nel triennio superano nel 2008 i 42 miliardi di euro.
Il margine medio sulle vendite, dopo il picco del 2007 (ROS = 6,88%), nel 2008 risulta in leggero calo (6,36%) ma superiore al dato del 2006.
Il numero degli addetti del comparto nel triennio è in ascesa (+8,6% su base triennale), sostenuto, come il capitale investito (cresciuto dal 2006 del 16,7%) dagli incrementi registrati nel 2007.
Nel 2008 si è assistito ad una flessione dell’incidenza dei debiti finanziari sul patrimonio netto (-17% rispetto al 2007) dovuta a un arretramento nell’assunzione di tali forme di finanziamento ed a una maggiore patrimonializzazione delle imprese del settore .
In termini di liquidità, il comparto presenta valori costanti nel triennio in esame, sufficienti a garantire una corretta gestione del business.
CONTO ECONOMICO
Dall’analisi del conto economico aggregato nell’intero triennio risulta in aumento il peso del valore aggiunto sul valore della produzione. Tale risultato deriva da una minore incidenza dei consumi (-1% rispetto al 2007).
Nonostante questo, l’esercizio che ottiene l’EBITDA più consistente è il 2007; nel 2008 si registra infatti un dato inferiore, a causa dell’aumento del costo del personale conseguente all’incremento del numero di addetti impiegati.
La gestione accessoria e straordinaria nel 2008 sostengono positivamente la redditività aziendale, anche se in misura marginale (il loro peso sul valore della produzione è inferiore all’1%).
L’incidenza degli oneri finanziari è in lieve aumento a causa del marginale aumento dei debiti finanziari contratti e dell’aumento del costo netto di tali debiti.
Il reddito netto nel 2008 è in linea con il risultato raggiunto nell’esercizio 2007, pari a circa il 3% del valore della produzione.
STATO PATRIMONIALE
Dall’analisi dell’attivo dello Stato Patrimoniale, si evidenzia un aumento delle immobilizzazioni (materiali in particolare), le quali nel 2008 rappresentano il 33% del capitale investito, a fronte del 28% degli esercizi precedenti.
La composizione del passivo mostra nel triennio un aumento del patrimonio netto (sostenuto dalle riserve accantonate), che nel 2008 rappresenta oltre il 31% delle fonti di finanziamento, mentre nel biennio precedente oscillava tra il 26% e il 27%. Al contrario le passività correnti restano in termini assoluti sostanzialmente stabili e pertanto è diminuito il loro peso percentuale sul totale delle fonti (nel 2008 pari al 53,4%; - 4% rispetto al 2007).
La correlazione tra fonti e impieghi è rimasta inalterata nonostante le modifiche avvenute all’interno delle varie poste; si assiste pertanto ad un processo di patrimonializzazione e di investimenti in immobilizzazioni da parte delle imprese del comparto.
AREA REDDITIVITA’
Gli indici di redditività dimostrano che il 2007 è l’esercizio che nel triennio mostra le migliori performance.
La redditività del capitale di rischio nel 2008 è pari a 9,84%, inferiore di circa il 3,3% rispetto al 2007 e dello 0,5% rispetto al 2006. Tale flessione è spiegata sia da una diminuzione della redditività operativa sia dal minor peso dei debiti finanziari; il rapporto di indebitamento nel 2008 è infatti pari a 3,19 contro il 3,70 del biennio precedente.
La gestione extracaratteristica non mostra differenze all’interno dell’arco temporale in esame con risultati che oscillano intorno allo 0,40, a segnale quindi dell’erosione di più della metà di quanto prodotto alla gestione operativa.
La marginalità media sulle vendite nel 2008 è pari al 6,36% in diminuzione di mezzo punto percentuale rispetto al 2007.
AREA EFFICIENZA
I ricavi per addetto nel 2008 sono in flessione, se confrontati con l’esercizio precedente, a causa della crescita non proporzionale dei ricavi rispetto all’aumento intervenuto sul numero di addetti. Al contrario il costo del lavoro per addetto è aumentato in tutto il triennio (+5,50% rispetto al dato 2006).
L’indice di complessità, misurato come numero di addetti per milione di € di costi operativi, risulta stabile nel biennio 2007-2008 (circa 4,67), in flessione tuttavia rispetto al 2006.
Con riferimento all’indice di rotazione del capitale investito, dato dal rapporto tra i ricavi e il capitale investito, si osserva un valore di poco superiore all’unità (nel 2008 è pari a 1,04), stabile in tutto il triennio in esame.
Dall’esame del rischio operativo nel 2008, a fronte di un aumento dei ricavi, non si registra un aumento del reddito operativo caratteristico aggregato, bensì una riduzione rispetto al 2007 (- 5,6%). Da ciò scaturisce un grado di leva operativa negativo, poiché determinato dal rapporto delle due poste appena analizzate (nel 2008 risulta pari a – 2,68).
AREA FINANZIARIA PATRIMONIALE
L’indice di liquidità primaria risulta stabile e prossimo all’unità (soglia di adeguatezza convenzionalmente considerata). Ampliando la visione alle poste di breve termine, il rapporto corrente fa registrare valori omogenei negli esercizi in esame e superiori all’unità (nel triennio tale indicatore oscilla tra l’1,23 e l’1,26).
Da un punto di vista patrimoniale, il settore appare equilibrato (l’indice del margine di struttura è pari a 0,95 nel 2008).
La leva finanziaria è positiva in tutto il triennio soprattutto nel 2007 (pari al 5,57%, due punti percentuali superiore rispetto al valore del 2008), grazie a una redditività del capitale investito netto superiore al costo netto dei debiti finanziari.
I motivi che hanno portato ad un decremento del valore della leva finanziaria nel 2008 sono da ricondurre a un restringimento della forbice tra la redditività del capitale investito netto e il costo netto dei debiti finanziari, causato della diminuzione della prima voce (-0,93% rispetto al 2007) e dell’incremento della seconda (+0,61%) a cui si aggiunge una riduzione del rapporto di indebitamento.
La durata del ciclo finanziario è costante negli esercizi esaminati e si attesta sui 40 giorni. Esaminando le sue componenti, si osserva una diminuzione della durata media dei debiti commerciali (nel 2008 è pari a 131 giorni), compensata da una riduzione di analoga entità della durata dei crediti commerciali (nel 2008 è pari a 102 giorni). Risulta invece stabile la durata media delle scorte, con valori che oscillano intorno ai 70 giorni.
DECILI
Il 2008 è caratterizzato da un decremento di quasi tutti gli indicatori di redditività, con un 10% di imprese presenti nel campione che fanno registrare una redditività media del capitale di rischio del -19,39%, quando nel 2007 non si scendeva oltre il -9%.
Per quanto riguarda la redditività del capitale investito, positiva negli anni 2006 e 2007, nel 2008 un 10% del comparto campionato presenta valori medi negativi (-0,63%). Il 40% delle imprese non raggiunge un ROI uguale o superiore al 6%.
Stesso discorso per la marginalità media sulle vendite, dove solamente nel 2008 è presente un 10% di aziende che fa registrare un valore negativo (-2,03%). ROS superiori al 10% sono conseguiti dal 20% delle imprese, mentre nel 2007 era il 30% del comparto a superare tale valore.
Per ciò che riguarda l’area finanziaria e patrimoniale non si rilevano differenze all’interno dei decili identificati. Circa il 50% delle imprese presenta in tutto il triennio un indice di liquidità uguale o superiore alla soglia convenzionalmente ritenuta soddisfacente. Solamente il 20% invece hanno un indice del margine di struttura allargato inferiore all’unità.
In tema di efficienza, il 70% delle imprese ottiene valori della rotazione del capitale investito uguale o superiore all’unità, dato in generale costante in tutto il triennio, anche se il 2008 mostra leggere flessioni anche in questo ambito.
Nel 90% del campione, il valore del rapporto tra valore aggiunto e addetti è in diminuzione dal 2007 al 2008.
ANALISI PER FASCE DI FATTURATO
Con l’analisi per fasce di fatturato è possibile analizzare le performance delle imprese distinte per volume di ricavi conseguiti nell’esercizio 2008.
Le soglie dimensionali (fasce di fatturato) considerate sono le seguenti:
• aziende con fatturato inferiore ai 2 milioni di euro;
• aziende con fatturato tra 2 e 10 milioni di euro;
• aziende con fatturato tra 10 e 25 milioni di euro;
• aziende con fatturato tra 25 e 50 milioni di euro;
• aziende con fatturato superiore a 50 milioni di euro.
Analizzando i valori relativi ad ogni fascia si osservano differenze relative alla redditività, all’efficienza e alla struttura patrimoniale.
Solamente le imprese di grandi dimensioni, con fatturato quindi superiore a 50 milioni di euro, ottengono una redditività media del capitale di rischio maggiore a quella dell’intero comparto (14,62% contro il 9,84%). All’interno di tutte le altre fasce il ROE medio non raggiunge il 9%.
Medesima osservazione riguarda la redditività del capitale investito. Anche in questo caso tutte le fasce di fatturato presentano un ROI medio inferiore a quella della totalità del campione (<7% contro una media del 7,30%), eccezione fatta per le grandi imprese che con i loro risultati (ROI = 9,46%) e il loro peso influenzano fortemente il dato medio (la mediana risulta pari a 6,09%).
Anche la marginalità media sulle vendite vede le aziende di maggiori dimensioni conseguire risultati migliori.
Per ciò che riguarda l’efficienza, le imprese più grandi ottengono esiti migliori in termini di ricavi per addetto e valore aggiunto per addetto, mentre devono sostenere una quota di costo del lavoro unitario maggiore rispetto alla piccole aziende.
L’indice di complessità premia in termini di efficienza le imprese di elevate dimensioni, con un risultato che nel 2008 è pari a 2,77 contro una media del comparto pari a 4,67.
In termini di rotazione del capitale investito non sono presenti difformità tra le fasce di fatturato in esame, ottengono tutte risultati in linea con la media settoriale.
Liquidità e rapporto corrente sono, per tutte le fasce, prossime alle soglie convenzionali di equilibrio. Scendendo nel dettaglio, per quello che riguarda indice di liquidità primaria, si osserva che i risultati migliori sono ottenuti dalle piccole imprese.
In termini patrimoniali invece le grandi imprese godono di un indice del margine di struttura che supera l’unità, al contrario delle aziende di dimensioni minori che si attestano con valori inferiori allo 0,90. Nonostante ciò l’indice del margine di struttura allargato, comprendendo le passività di lungo termine, evidenzia che quasi tutte le aziende, indipendentemente dalla fascia di fatturato di appartenenza, ottengono risultati maggiori di 1.
Attraverso l’analisi del ciclo finanziario si osserva come le grandi imprese abbiano una diversa politica e capacità contrattuale con i propri fornitori e clienti rispetto a quelle di piccole-medie dimensioni. La durata media dei loro crediti commerciali è inferiore, mentre risulta superiore la durata dei debiti commerciali.
Riguardo le scorte invece, la durata media cresce proporzionalmente all’aumentare della dimensione.
L’esame di dettaglio sulle performance delle diverse fasce di fatturato, mostra risultati meno brillanti e contrazioni nei volumi di vendita per le aziende con fatturato tra 25-50 milioni.
LA DISTRIBUZIONE DEL RATING DELLE IMPRESE
L’attribuzione delle classi di rating alle imprese è effettuata sulla base della loro probabilità di default (PD).
Si osserva che questa diminuisce all’aumentare della dimensione; le imprese con probabilità di default più elevata appartengono infatti alle fasce di fatturato minori.
Analizzando il campione nel suo insieme, si rileva che la maggior parte delle imprese si colloca in classi intermedie di giudizio (il 62,9%), mentre il 22,6% sono caratterizzate da alte probabilità di default. Solo il 14,5% delle aziende del comparto presenta giudizi sul merito di credito certamente positivi con conseguente e ridotta probabilità di default.
Fonte: infoManager
