Economia
05/02/2008
Imprese: +46.000 nel 2007, anno record per iscrizioni e cessazioni
Più 0,75%. E’ il tasso di crescita delle imprese italiane nel 2007 che segna un calo di oltre un terzo rispetto al 2006 e rappresenta il valore più basso degli ultimi cinque anni. Nel 2007 si è registrato il record assoluto di iscrizioni alle Camere di Commercio, un dato, però, compensato dall’altro record: quello delle cessazioni. E’ questo, in sintesi estrema, il ritratto del tessuto imprenditoriale italiano alla luce dei dati Movimprese 2007. Il bilancio demografico dell’azienda Italia lo scorso anno ha chiuso in attivo per quasi 46mila unità, ma il saldo è il più contenuto degli ultimi cinque anni come risultato di due record: 436mila iscrizioni (record assoluto dal 1993, anno in cui le rilevazioni hanno preso il via) e oltre 390mila cessazioni (anche in questo caso record di sempre dell’indagine, ma con un tasso di crescita più elevato rispetto alle iscrizioni).
A spiegare gli aspetti positivi del saldo sono principalmente tre fenomeni: la forte crescita delle imprese costituite in forma di Società di capitali (54mila in più in dodici mesi, pari ad un tasso di crescita del 4,6%); le performance di Lazio e Lombardia che insieme hanno determinato il 54,3% di tutto il saldo complessivo; infine, i buoni risultati delle “Costruzioni” e dei “Servizi alle imprese” (insieme, quasi la metà del saldo totale). Sull’altro piatto della bilancia, a determinare la riduzione del saldo rispetto allo scorso anno sono stati: il rallentamento del Nord-Est e del Mezzogiorno (la cui crescita si è più che dimezzata rispetto al 2006); la diminuzione delle imprese agricole, manifatturiere e dei trasporti (quasi 29mila imprese in meno complessivamente); i saldi negativi delle Società di persone e delle Ditte individuali (-14mila imprese).
“I dati di oggi – ha detto il Presidente di Unioncamere, Andrea Mondello – ci indicano tre cose. Il record delle iscrizioni ci dimostra chiaramente che nel nostro Paese è ancora alta la voglia di fare impresa. Allo stesso tempo il record delle cessazioni mette in evidenza come la crisi economica internazionale e la crisi dei consumi abbiano provocato una durissima selezione nel tessuto imprenditoriale colpendo particolarmente le piccole e piccolissime imprese. Una selezione che al Sud appare ancora più severa, perché non solo sono aumentate le cessazioni, ma anche le iscrizioni risultano in flessione. Una sfiducia nell’intraprendere che si inserisce in un quadro economico allarmante sul quale ho più volte richiamato l’attenzione della politica. Terzo e ultimo punto che va sottolineato è che il saldo positivo è determinato interamente dalle società di capitale, indice di irrobustimento del nostro tessuto imprenditoriale. Per rendere competitivi i territori e far crescere ulteriormente le imprese italiane è urgente, dunque, ridurre il costo della Pubblica amministrazione a carico delle imprese e rilanciare un piano di sviluppo delle infrastrutture per colmare i ritardi con i nostri competitor”.
I dati - diffusi oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale sulla natalità e mortalità delle imprese condotta da InfoCamere, la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane - sono disponibili sul sito www.infocamere.it.
SINTESI DEI PRINCIPALI INDICATORI
IL QUADRO GENERALE
Il bilancio demografico delle imprese nel 2007 trova, almeno in parte, una spiegazione nell’evoluzione del quadro macro-economico generale che, in questi ultimi anni, sta trasformando il sistema produttivo del Paese. La forte ripresa delle esportazioni italiane manifestatasi già nel 2006 e accentuatasi nel 2007, basata più sull’aumentato valore delle esportazioni che non sui maggiori volumi delle stesse, si è accompagnata ed è stata il risultato di notevoli processi di riconversione, ristrutturazione, razionalizzazione e innovazione produttiva, organizzativa, tecnica e logistica che hanno accentuato la competizione all’interno dei settori produttivi italiani più esposti al mercato.
Se il 2007 ha confermato la forte inclinazione degli italiani a cercare nell’impresa e nell’auto-impiego una via per la realizzazione personale (le iscrizioni sono aumentate del 3% rispetto all’anno precedente), questa vitalità riesce sempre meno a compensare le fuoriuscite dal mercato delle imprese marginali o meno strutturate per competere.
In termini assoluti, infatti, il numero delle cessazioni è progressivamente cresciuto negli ultimi anni fino a raggiungere nel 2007 il valore più elevato dal 1993; in termini relativi, la loro crescita rispetto all’anno precedente è stata superiore all’11%. Vale la pena sottolineare come ciò sia accaduto soltanto in altre due occasioni: nel 1993 e nel 1994, in concomitanza con la crisi monetaria e finanziaria di fine 1992 e delle misure di risanamento adottate in quella difficile congiuntura.
Anche nel 2007, come negli anni immediatamente precedenti, le pressioni di questa competizione si sono scaricate in modo preferenziale su quelle imprese che non sono riuscite ad inserirsi nella corrente dei processi innovativi sopra richiamati e che, per prime, hanno visto ridursi le prospettive di redditività: imprese individuali, comunque piccole e poco capitalizzate, non collegate a filiere o reti di subfornitura, scarsamente innovative.
LE DINAMICHE PER FORMA GIURIDICA
Sono sempre meno le imprese che nascono adottando forme giuridiche ‘semplici’ (Ditta individuale o la Società di persone), e sempre più quelle che, per operare sul mercato, scelgono una forma giuridica più ‘robusta’ come le Società di capitali. Questa tendenza, in atto da alcuni anni, è continuata nel 2007, anno in cui, pur restando elevato in termini assoluti (271.392 unità), si è ulteriormente ridotto di mezzo punto percentuale il contributo delle Ditte individuali allo stock complessivo delle imprese, passando dal 57,1% al 56,6% (un gap che, rispetto al 2000, è di 4,3 punti percentuali). Ciò in virtù del diverso contributo di questa forma giuridica ai due flussi demografici, rispettivamente il 62,2% delle iscrizioni ma il 73,1% delle cessazioni.
Dinamica opposta quella che caratterizza le “Altre forme” giuridiche (in prevalenza composte da cooperative, oltre che da società consortili, consorzi temporanei di impresa, raggruppamenti temporanei di impresa, ecc.) e, in modo particolare le Società di capitale. Entrambe continuano ad aumentare il loro peso relativo sul totale delle imprese grazie a tassi di crescita molto sostenuti: fra tre e quattro volte superiore a quello medio nazionale per le “Altre forme” (2,73% a fronte dello 0,75%) e oltre 6 volte per le Società di capitale (4,61%).
Come mostra la tabella 4 le diverse dinamiche delle varie forme giuridiche si traducono fra il 2000 e il 2007 in valori di incremento nettamente differenziati fra le quattro tipologie di imprese. Mentre l’incremento complessivo delle imprese a fine periodo risultava pari all’8,2%, l’incremento delle Ditte individuali risultava praticamente nullo (lo 0,6%); quello delle Società di persone era pari al 3,5%. Notevole, invece, l’incremento delle Altre forme, superiore di una volta e mezzo (13,1%) a quello nazionale; assolutamente fuori scala l’incremento delle Società di capitale che (pari al 44,6%), risulta un multiplo di 5,4 volte superiore al valore dell’incremento complessivo.
LE DINAMICHE SUL TERRITORIO
Nel 2007 è stato il Centro l’area trainante nella crescita complessiva del sistema imprenditoriale italiano. Ciò grazie al ruolo della Toscana e, soprattutto, del Lazio, due delle sole tre regioni che fanno registrare un tasso di crescita superiore a quello medio nazionale: rispettivamente l’1,05% e il 2,19%, contro lo 0,75% complessivo. Il Centro, ha fatto registrare il 22,0% di tutte le nuove iscrizioni e solo il 19,9% delle cessazioni. Questa divergenza fra le due variabili ha generato un saldo che è il più alto anche in valore assoluto (17.961 unità) e che, in termini relativi, è pari al 39,2% del saldo totale nazionale.
Al di sopra della media anche il contributo venuto dal Nord-Ovest (+0,99%). All’interno di quest’area, però, solo la Lombardia ha fatto registrare un tasso di crescita (1,29%) superiore a quello nazionale (0,75%), mentre Piemonte (0,69%), Valle d’Aosta (0,48%) e Liguria (0,17%) sono restate al di sotto.
Nelle altre due circoscrizioni (Nord-Est e Mezzogiorno), le cessazioni si sono notevolmente avvicinate alle nuove iscrizioni e, come conseguenza, è risultato minore sia il contributo al saldo complessivo, sia il tasso di crescita delle imprese delle due aree. In particolare, il Sud e le Isole hanno determinato solo un quinto (20,4%) del saldo complessivo, mentre il Nord-Est solo un ventesimo (il 5,3%).
Se per il Nord-Est una spiegazione può essere rintracciata nel concentrarsi in questa area di fenomeni di ristrutturazione di settori industriali maturi (tessile-abbigliamento innazitutto), nel Mezzogiorno - oltre ad una più accentuata fragilità del tessuto produttivo - non è da escludere una ritrovata ‘elasticità’ delle cessazioni all’inasprirsi del quadro fiscale e regolamentare degli ultimi anni, con conseguente spostamento di imprese prima regolari nella zona grigia dell’economia sommersa.
A livello settoriale, al Sud hanno pesato in modo particolare la riduzione delle imprese agricole (-2,96% contro la media italiana del -2,58%), di quelle manifatturiere (-1,73% contro la media italiana del settore pari a -1,54%), e del commercio (-0,71%, valore di poco migliore di quello medio italiano, pari a -0,76%). Insieme, si tratta dei più grandi settori economici che da soli raccolgono il 53,64% delle imprese italiane, una percentuale che al Sud sale però al 61,69% del totale.
Anche il Nord-Est, come il Mezzogiorno, ha risentito della costante riduzione delle imprese agricole (-2,48%), del rallentamento del commercio (-0,73%), delle manifatturiere (-1,18%), cui si aggiunge il deficit nei trasporti (-2,94%). In più, quest’area ha fatto registrare i dati più modesti anche in settori che hanno avuto un incremento superiore a quello medio nazionale, come le costruzioni (+2,15% contro il 3% della media nazionale) e gli Alberghi e ristoranti (+0,19% al Nord-Est contro l’1,50% dell’Italia). In definitiva i risultati del 2007 mettono in luce come le dinamiche demografiche delle imprese del Nord-Est siano risultate le meno favorevoli fra quelle registrate dalle quattro circoscrizioni territoriali.
Guardando infine alla graduatoria provinciale sulla base dei tassi di crescita (tabella 6), le province che nel 2007 hanno fatto registrare l’incremento più elevato sono quelle di Enna (+3,44%), Roma (+2,68%) e Teramo (+2,00%). Molte le province (29) che nel 2007 hanno fatto registrare un tasso di crescita negativo. Fra queste il segno negativo ha pesato di più a Oristano (-6,25%), Gorizia (-4,44%), Isernia (-3,16%), Crotone (-2,39%) e Macerata (-1,54%).
LE DINAMICHE SETTORIALI
E’ proseguita nel 2007 la storica riduzione delle imprese nel settore dell’Agricoltura (-21.935 unità, pari ad una variazione negativa dello stock del 2,32%). In valore assoluto il risultato migliore dell’anno, appartiene ancora una volta al settore Costruzioni (29.691 unità, +3,58%).
Non tenendo conto dei settori numericamente più piccoli – anche se non meno importanti - la seconda performance migliore dell’anno appartiene al settore che per brevità viene chiamato dei “Servizi alle imprese” (più in dettaglio definita come “Attività immobiliari; noleggio di macchine e attrezzature senza operatore; informatica e attività connesse; ricerca e sviluppo; altre attività imprenditoriali e professionali”). Tale settore ha conosciuto un tasso di crescita del 4,07% cui corrisponde un saldo attivo, in termini assoluti pari a 25.599 unità.
Soddisfacente l’incremento del settore “Intermediazione monetaria e finanziaria” e del settore “Alberghi e ristoranti” che contribuiscono al saldo complessivo, rispettivamente con 3.033 e 7.192 unità e fanno registrare un tasso di incremento pari all’2,72% e all’2,40%. Aumento più contenuto per il grande settore del Commercio: +2.133 unità cui corrisponde un tasso positivo dello 0,13%. Fra i settori minori per dimensione, significativi i risultati della “Sanità e altri servizi sanitari” e del settore “Istruzione” con incrementi pari, rispettivamente, a 1.011 e a 624 unità (+4,03% e +3,08% in termini relativi).
LE IMPRESE ARTIGIANE
Il bilancio delle imprese artigiane si discosta da quello generale per una dinamica leggermente migliore, soprattutto legata alla concentrazione di queste imprese nelle costruzioni. Il saldo tra le imprese artigiane nate e quelle cessate nei dodici mesi del 2007 è stato di 12.521 unità (nel 2006 era stato di oltre 10mila), pari ad una crescita annuale dello 0,84% (era stato l’0,71% l’anno precedente).
Senza il contributo del settore delle costruzioni, però, la differenza tra nuove imprese e imprese cancellate sarebbe stato di segno pesantemente contrario: la crescita, infatti, è concentrata quasi esclusivamente nel settore edile, cresciuto in dodici mesi del 3,84% (+21.566 imprese).
Valori record, come per il totale delle imprese, sia per le iscrizioni sia per le cessazioni (rispettivamente 137.304 e 124.783). Al netto della Valle d’Aosta, Lazio (1,93%), Sardegna (1,57%) e Liguria (1,53%) sono le regioni che mettono a segno la crescita più consistente in termini relativi. In valore assoluto, l’aumento maggiore si è registrato in Lombardia (+3.986 imprese), Lazio (+1.916) e Piemonte (+1.437).
Fonte: Unioncamere
