Economia
29/08/2007
Iper e supermercati: cresce del 2,9% il fatturato a maggio e giugno 2007
Si consolida nel terzo bimestre dell’anno la crescita del fatturato della grande distribuzione organizzata (GDO) e il giro d’affari di ipermercati e supermercati, tra maggio e giugno, chiude con il segno positivo: +2,9% tendenziale rispetto allo stesso bimestre dell’anno precedente. Il risultato è il frutto di una sostanziale equilibrio tra una crescita stabile dei volumi di vendita su base annua (+1,5%) e di un contenuto aumento dei prezzi (+1,4%).
Anche a maggio-giugno la spinta alla crescita del giro d’affari della GDO è venuta esclusivamente dall’espansione della rete di vendita sul territorio. Le nuove strutture hanno contribuito in modo determinante (+5,5%) alla crescita totale dei volumi, annullando completamente la flessione (-4,0%) registrata nei punti preesistenti. In definitiva, i dati del bimestre sembrano evidenziare una sostanziale prudenza degli operatori sul fronte dei prezzi, la cui evoluzione mostra di essere il risultato di una grande attenzione al mantenimento di una dinamica stabilmente positiva delle quantità vendute.
Questo il quadro evidenziato da Vendite Flash, il bollettino del Centro Studi di Unioncamere dedicato al monitoraggio bimestrale del giro d’affari della Grande distribuzione organizzata di tutta Italia (la newsletter è disponibile sul sito www.unioncamere.it).
Il costo della spesa per reparto
L’andamento del costo della spesa (+1,4%) mostra nel III bimestre una dinamica in lieve accelerazione rispetto a quella del periodo precedente, quando si era attestata al +1.2%. Nel complesso si tratta comunque di un andamento dei prezzi in linea con quelli mediamente registrati nella prima parte del 2007.
All’interno dell’aggregato dei prodotti del Largo Consumo Confezionato (LCC) è possibile distinguere quali sono stati i reparti che maggiormente hanno influenzato il ‘peso’ dello scontrino degli italiani nel corso del bimestre esaminato. A maggio e giugno i prodotti alimentari hanno visto crescere in media l’indice del costo della spesa di un punto percentuale e mezzo rispetto allo stesso periodo del 2006. Fra i reparti la crescita più intensa si è registrata tra le bevande (+1,7%), il fresco (+1,6%) e la cura degli animali (+3,7%).
Nel confronto con l’andamento dei prezzi nella prima parte dell’anno è possibile considerare il III bimestre allineato rispetto alla variazione dell’1.6% su base annua. Diversamente, per i prodotti del reparto fresco si riscontra un trend di accelerazione che vede il costo della spesa raggiungere l’1.6% a fronte di una dinamica inferiore al punto percentuale nei primi mesi dell’anno. Si stabilizza su tassi di incremento dell’1.5% tendenziale il reparto della drogheria alimentare, che rispetto alla performance media dei primi sei mesi vede rallentare l’andamento del costo della spesa. Infine il reparto del freddo anche nel III bimestre mostra tassi di crescita di segno negativo.
Il segmento non alimentare del LCC (cura della casa e cura della persona) segnala un differente sviluppo dei due reparti. I prodotti per la cura della casa, infatti, hanno manifestato nel bimestre un rallentamento della dinamica del costo della spesa che, rispetto alla media del primo semestre, diminuisce di oltre mezzo punto percentuale (dall’1,8% all’1,1% di maggio-giugno). Gli articoli per la cura della persona tendono invece ad accelerare moderatamente il passo: i prezzi nel III bimestre sono aumentati ad un ritmo dello 0.7% su base annua, in linea con lo 0.5% della prima metà d’anno.
Gli andamenti a livello regionale
Il valore delle vendite analizzato nel dettaglio regionale rivela come le differenti performance non siano interpretabili in una semplice chiave Nord-Sud. A registrare i migliori risultati sono infatti le regioni Trentino Alto Adige (+10%) e Campania (+7,5%). Nel primo caso l’incremento del fatturato è la sintesi di una performance decisamente positiva sia per l’aggregato del LCC (+10% tendenziale) sia per i reparti tessile e abbigliamento, bazar ed elettrodomestici (13%), entrambi su tassi di crescita leggermente superiori a quelli della media del I semestre. Nel caso della Campania, gli aggregati merceologici considerati evidenziano variazioni di circa il 7% per quanto riguarda l’LCC e superiore all’11% per i restanti reparti.
Fra le regioni del Sud segue ad una certa distanza la Sicilia dove le vendite (+3.5% anno su anno) sono guidate in special modo dall’aggregato altro non alimentare. Fra le restanti regioni del Sud, Calabria e Sardegna evidenziano performance nell’intorno del 2%. Per la Sardegna i reparti trainanti sono quelli dell’LCC, mentre le altre merceologie non alimentari evidenziano variazioni marginalmente negative. Per la Calabria invece entrambi gli aggregati sono caratterizzati da tassi di crescita positivi, pur se non particolarmente elevati. Chiude il quadro la Puglia, il cui fatturato è caratterizzato da una sostanziale stabilità.
Ad eccezione del Trentino Alto Adige, le regioni settentrionali sono caratterizzate da toni moderati. Nel Nord-est l’Emilia-Romagna mette a segno un incremento del giro d’affari del 3% tendenziale, spinto da entrambi gli aggregati merceologici considerati. Per quanto attiene invece il Veneto, il fatturato è sostenuto dall’aggregato del LCC, che cresce del 3.1%, mentre le rimanenti merceologie si distinguono per una flessione del 2.2%. L’area Nord-ovest risulta in miglioramento in tutte le regioni ad eccezione della Liguria che tende a rallentare nel III bimestre (+1.4%), rispetto alla dinamica del I semestre (+1.8% su base annua). In Lombardia la crescita del giro d’affari è leggermente più intensa, ma si arresta al 2.1%, per effetto di una dinamica praticamente nulla dalle vendite dei reparti non alimentari. Al contrario, il Piemonte vede il risultato più positivo, pari al 3.5% tendenziale, beneficiando della spinta delle vendite dell’aggregato LCC (+2.9%), ma soprattutto delle altre merceologie non alimentari (+5.7%).
Al Centro l’intensità della crescita risulta nel complesso moderata, non superando il 2% nel caso della Toscana, il cui fatturato è sostenuto solo dalla crescita delle vendite delle merceologie del largo consumo. Per il Lazio e l’Umbria il fatturato si attesta all’1.7% tendenziale, con contributi alla crescita differenti. Da un lato in Umbria risultano in accelerazione le vendite di entrambi gli aggregati merceologici, mentre nel Lazio a fronte di una crescita più intensa del LCC, si profila una flessione nelle vendite del tessile e abbigliamento, bazar ed elettrodomestici.
Infine le Marche risulta l’unica regione dove il fatturato del comparto grocery tende decisamente a flettere. L’entità della flessione si accentua nel III bimestre passando al -3.8% tendenziale rispetto alla media del I semestre al -3.6%.
Fonte: Unioncamere
