Economia
13/07/2007
Unioncamere: piccole imprese e Mezzogiorno le prioritā delle Camere di Commercio
Rafforzamento delle infrastrutture locali e creazione di uno strumento finanziario dedicato alle piccole imprese. Queste alcune delle priorità individuate da Unioncamere per il sostegno alle piccole imprese e lo sviluppo del sistema produttivo meridionale.
Nell’Assemblea degli amministratori delle Camere di Commercio, tenutasi oggi alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del Ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, il Presidente di Unioncamere, Andrea Mondello, ha offerto a Governo e Regioni il contributo del sistema camerale per attuare le politiche a favore delle piccole imprese, le più colpite dai fenomeni di selezione e ristrutturazione in atto nel nostro sistema economico.
“Le Camere di Commercio – ha spiegato Andrea Mondello – sono pronte a realizzare una stretta collaborazione con il ministero dello Sviluppo Economico, per fornire analisi e progetti e per dare attuazione, attraverso la propria rete, alle politiche di intervento per le piccole imprese. Le Camere – ha ribadito il presidente di Unioncamere – possono svolgere quelle funzioni che in altri Paesi hanno garantito successi nelle politiche a favore delle Pmi. Si pensi alla Small Business Administration, realizzata con successo negli Stati Uniti, un sistema economico certamente non statalista. In questi mesi – ha evidenziato Mondello – abbiamo già individuato alcune delle priorità, tra le quali il rafforzamento delle infrastrutture locali e la creazione di uno strumento finanziario che operi a favore dei confidi, del seed capital e del venture capital. Accanto al sostegno alle imprese minori, riteniamo altrettanto fondamentale dare un nostro deciso contributo per portare il Sud su un cammino di crescita”, ha aggiunto il presidente di Unioncamere. “Le criticità riguardano le condizioni di contesto. Occorre intervenire sulla qualità dell’istruzione e della formazione, oggi in evidente affanno: solo per questa via si potranno alimentare la cultura della legalità ed i valori della libertà d’impresa. Perché lo Stato possa riacquistare un pieno controllo del territorio e favorire la necessaria coesione sociale, è determinante il ruolo di una buona amministrazione, garante del rispetto delle regole, ma anche amica dei cittadini e delle imprese”.
Piccole imprese e Mezzogiorno sono, in questo momento, l’anello debole del Sistema Paese. Le prime perché fanno fatica ad agganciare la ripresa che interessa l’economia italiana nel suo complesso; il Mezzogiorno perché cresce ad un ritmo insufficiente a recuperare il gap con il Centro-Nord.
Questo il segnale che viene in maniera univoca dalle ultime analisi realizzate dal Centro Studi di Unioncamere.
Natimortalità delle imprese: il Mezzogiorno rallenta
Secondo gli ultimi dati diffusi oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese (la rilevazione trimestrale condotta sul Registro delle Imprese da InfoCamere – la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane), si chiude con un saldo attivo di 40.297 unità il bilancio fra le imprese che, nel secondo trimestre dell’anno, hanno aperto (116.338 unità) e quelle che hanno cessato l’attività (76.041 unità). Al saldo attivo corrisponde un tasso di crescita complessivo del sistema delle imprese pari allo 0,66% (uguale a quello registrato nel corrispondente trimestre dell’anno precedente, 0,67%) che porta il totale delle imprese italiane esistenti al 30 giugno al valore di 6.133.429 unità.
Due i fattori che hanno caratterizzato più di altri il dato del trimestre: da un lato il record di chiusure (1,25% il tasso di cessazione, il dato più pesante dal 2002 ad oggi); dall’altro il rallentamento delle regioni del Mezzogiorno, dopo diversi anni in cui la vitalità del Sud aveva dato linfa all’allargamento della base imprenditoriale nazionale (solo 0,45 il tasso di crescita dell’area nell’ultimo trimestre, corrispondente a circa 9mila imprese in più). Sebbene al Sud spetti la palma del numero maggiore di iscrizioni del trimestre (oltre 35mila), nelle stesse regioni si registra oltre un terzo di tutte le cessazioni del periodo (27mila su 76mila circa). Solo la Puglia riesce ad eguagliare la crescita media nazionale. L’area-guida della crescita è ancora una volta il Centro (+0,83%). Tra le regioni, nel Lazio lo sviluppo più accelerato (+0,93% il tasso di crescita), in Lombardia (+8.346 imprese) quello numericamente più consistente.
II trimestre 2007: l’industria tiene ma le piccole imprese sono in affanno
Secondo l’indagine congiunturale periodica, realizzata dal Centro studi di Unioncamere, tra aprile e giugno scorsi, rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, le imprese manifatturiere hanno registrato una crescita della produzione pari al +1,1%. Il fatturato, invece, è aumentato soltanto dello 0,6%, segnale in base al quale si può pensare che molte imprese “limino” i margini pur di mantenere le quote di mercato. Questi risultati sono, in realtà, l’effetto di un andamento decisamente positivo delle imprese con oltre 50 dipendenti (+2,3% la produzione e +2,6% il fatturato) e di una situazione di stabilità o addirittura di decremento per le imprese con 1-49 dipendenti (+0,1% la produzione e –1,1% il fatturato).
Anche a livello territoriale emerge una forte spaccatura, con il Nord che mette a segno risultati positivi sia per la produzione (+1,8% l’andamento del Nord-Ovest e +1,7% quello del Nord Est), sia del fatturato (+1,6% il Nord Ovest e +0,8% il Nord Est). Decisamente meno vivace l’andamento della produzione (+0,3%) e del fatturato (+0,2%) nel Mezzogiorno e addirittura negativo quello delle regioni centrali (-1,1% la produzione e
–2,2% il fatturato).
Alla positiva dinamica delle esportazioni (+3,2% a livello nazionale) nel secondo trimestre dell’anno rispetto al 2006 hanno contribuito tutte le dimensioni d’impresa (+3,7% quelle fino a 49 dipendenti e +2,8% quelle con 50 dipendenti e oltre). A livello territoriale, invece, emergono le ottime performance del Settentrione (+4,4% il Nord Ovest e +4,1% il Nord Est), cui fa da contraltare la stazionarietà del Centro (+0,1%) e del Mezzogiorno (+0,3%).
Le stesse differenziazioni di dimensione e di area territoriale emergono per quanto riguarda gli ordinativi, il cui valore medio (+0,9%) riflette l’andamento positivo delle imprese con oltre 50 dipendenti (+2,5%) e quello in flessione delle imprese con 1-49 dipendenti
(-0,5%).
Non particolarmente positive le previsioni delle imprese manifatturiere per il prossimo trimestre: le attese di incremento della produzione riguardano il 26% delle imprese , mentre il 24% prevede una flessione. Il saldo tra le due tendenze è quindi pari a +2.
2007: l’anno del consolidamento della ripresa economica
Se il 2006 è stato per l’Italia l’anno della ripresa (+1,9% l’aumento del Pil), il 2007 dovrebbe essere l’anno del consolidamento. Secondo le stime elaborate a luglio dal Centro Studi Unioncamere in collaborazione con Prometeia, nel 2007 la crescita del PIL dovrebbe essere pari 2,0%. A sostenere questa dinamica contribuiscono in primo luogo gli andamenti delle esportazioni, il cui incremento, sebbene in rallentamento rispetto all’anno passato, si attesta attorno al 3,7%. Dal lato della domanda interna, la riorganizzazione dei processi produttivi stimola il rinnovo degli impianti e/o l’ampliamento della capacità produttiva; pertanto dovrebbe proseguire la fase espansiva degli investimenti totali per i quali nel 2007 si prevede un ritmo di crescita pari al 3,2%. I consumi delle famiglie nell’anno in corso dovrebbero evidenziare un ritmo di crescita analogo a quello del 2006 (1,6%) grazie al buon andamento del reddito disponibile. La crescita delle unità di lavoro dovrebbe invece essere pari all’1,0%.
Nel 2007, la crescita del Pil dovrebbe essere trainata dal Nord Ovest (2,3%) e dal Nord Est (2,2%), mentre al Centro-Sud l’indicatore aumenta dell’1,7%. L’incremento delle esportazioni dovrebbe essere sostenuto soprattutto nel Nord Est (4,9%) e nel Centro (4,2%), mentre il Nord Ovest e il Mezzogiorno mostrano un andamento inferiore alla media nazionale (3,7%) e pari, rispettivamente, al 3,2% e al 2,2%. Nella spesa per consumi delle famiglie, il primato della crescita spetta al Nord Est con il 2,4%, mentre al secondo posto si posiziona il Mezzogiorno con l’1,7%; Nord Ovest (1,2%) e Centro (1,4%) mostrano, invece, incrementi di entità più modesta. Infine, per le unità di lavoro si stima una crescita dell’1,3% al Sud, dell’1,1% nel Centro, dell’1,0% nel Nord Est e dello 0,7% nel Nord Ovest.
A livello regionale il primato della crescita spetta alla Lombardia (+2,5%). Seguono Val d’Aosta (2,4%), Emilia Romagna (2,3%), Veneto, Friuli Venezia Giulia e Sicilia (tutte 2,2%). La crescita “frenata” coinvolgerebbe, invece, il Molise (1,1%), l’Abruzzo (1,3%), la Puglia, la Calabria e la Sardegna (tutte 1,4%).
Fonte: Unioncamere
