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Economia


06/07/2007

Istat - Bilancio demografico nazionale: anno 2006

L'Istituto nazionale di statistica comunica i dati relativi alla popolazione residente in Italia risultanti dalle registrazioni anagrafiche degli individui negli 8.101 comuni al 31 dicembre 2006. Tali dati sono calcolati a partire dalla popolazione legale dichiarata sulla base delle risultanze del 14° Censimento generale della popolazione effettuato il 21 ottobre 2001 (DPCM del 2 aprile 2003 pubblicato sulla G.U.). Il calcolo è effettuato
sulla base dei dati relativi al movimento naturale (iscrizioni per nascita e cancellazioni per morte) e migratorio (iscrizioni e cancellazioni per trasferimento di residenza) verificatosi nei comuni dal 22 ottobre 2001 al 31 dicembre 2006.
I dati del bilancio demografico per ciascun comune sono da oggi disponibili sul sito web http://demo.istat.it alla voce “Bilancio demografico”. I dati mensili del movimento demografico relativi al 2006
sono ora definitivi.
Al 31 dicembre 2006 la popolazione complessiva risulta pari a 59.131.287 unità, mentre alla stessa data del 2005 ammontava a 58.751.711 . Nel 2006 si è registrato un incremento della popolazione residente di 379.576 unità, pari allo 0,6 per cento, dovuto quasi completamente alle migrazioni dall’estero e alle rettifiche post-censuarie. Complessivamente, infatti, la variazione di popolazione è stata determinata dalla somma delle seguenti voci di bilancio: il saldo del movimento naturale pari a +2.118 unità, il saldo del movimento migratorio con l’estero pari a +222.410, un incremento dovuto alle rettifiche post-censuarie e al saldo interno pari a +155.048 unità.

La crescita della popolazione non è uniforme sul territorio nazionale in conseguenza di bilanci naturali e migratori notevolmente diversificati. Si conferma anche per il 2006 un movimento migratorio, sia interno sia
dall’estero, indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro, e un saldo naturale che risulta positivo solo nelle regioni del Sud e nelle Isole. Il risultato di queste dinamiche contrapposte è una variazione positiva di varia entità nelle regioni dell’Italia centrale e settentrionale, molto vicina allo zero nelle isole e nelle regioni meridionali. E’ opportuno segnalare che l’importante incremento di popolazione registrato nell’Italia centrale è dovuto per circa due terzi ai risultati della revisione dell’anagrafe a seguito del censimento del 2001, effettuata dal Comune di Roma nel corso dell’anno 2006.
La distribuzione della popolazione residente per ripartizione geografica assegna ai comuni delle regioni del Nord-ovest 15.630.959 abitanti (il 26,4 per cento del totale), a quelli del Nord-est 11.204.123 (il 18,9 per cento), al Centro 11.540.584 (il 19,5 per cento), al Sud 14.079.317 (il 23,8 per cento) e alle Isole 6.676.304 (l’11,3 per cento). Tali percentuali risultano pressoché invariate rispetto all’anno precedente: si rileva solo un lieve incremento della quota di popolazione del Centro a scapito di quella del Sud.
La stima della quota di stranieri sulla popolazione totale è pari a 5,0 stranieri ogni 100 individui residenti1, e risulta in crescita rispetto al 2005 (4,5 stranieri ogni 100 residenti).
L’incidenza della popolazione straniera è più elevata in tutto il Centro-Nord (rispettivamente 7,2 e 6,8 per cento nel Nord-est e nel Nord-ovest e 6,4 per cento nel Centro), mentre nel Mezzogiorno la quota di stranieri
residenti è dell’1,6 per cento circa.

Nel corso del 2006 sono nati 560.010 bambini (5.988 nati in più rispetto all’anno precedente) e sono morte 557.892 persone (9.412 in meno rispetto all’anno precedente). Pertanto il saldo naturale, dato dalla differenza tra nati e morti, è risultato pari a 2.118 unità, leggermente positivo come nel 2004, primo anno di interruzione della serie negativa a partire dal 1993. Il saldo naturale è positivo nel Mezzogiorno mentre nel Centro-Nord si conferma negativo.

Il numero dei nati è in aumento rispetto all’anno precedente. L’incremento si registra soprattutto nelle regioni del Centro (+2,6 per cento), del Nord- Ovest (+2,5 per cento) e del Nord-Est (+1,8 per cento), mentre nelle regioni meridionali (-0,9 per cento) e nelle Isole (-1,3 per cento) permane la tendenza al decremento. Complessivamente, si conferma una tendenza all’aumento nel lungo periodo: l’ammontare complessivo di nascite risulta più elevato di quello relativo a tutti i 12 anni precedenti, a eccezione del 2004.
Tale tendenza è da mettere in relazione alla maggior presenza straniera regolare. Negli ultimi 12 anni, infatti, l’incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati della popolazione residente in Italia ha fatto
registrare un fortissimo incremento, passando dall’1,7 per cento al 10,3 per cento del totale dei nati vivi; in valori assoluti da poco più di 9 mila nati nel 1995 a quasi 58 mila nel 2006. In particolare, nelle regioni del Centro-Nord si registrano valori percentuali di gran lunga superiori alla media nazionale. Si tratta delle aree del Paese con una tradizione migratoria più forte e con una presenza straniera più stabile e radicata. Infatti, nelle due ripartizioni del Nord i bambini nati da genitori stranieri sono circa il 16 per cento; tale incidenza si attenua nelle regioni del Centro (12 nati stranieri ogni 100 nati) per ridursi notevolmente nel Mezzogiorno (solo 2 bambini stranieri ogni 100).
Il tasso di natalità varia da 7,5 nati per mille abitanti in Liguria a 11,1 nella provincia autonoma di Bolzano, rispetto ad una media nazionale di 9,5 per mille. Tra le regioni del Nord-ovest il tasso di natalità più elevato si registra in Lombardia (10,0 per mille) e Valle d’Aosta (10,0 per mille). Nel Nord-est, registrano un tasso di natalità superiore alla media nazionale Bolzano e Trento (11,1 e 10,3 nati per mille abitanti) e il Veneto (9,9 per mille). Le regioni del Centro presentano tutte, tranne il Lazio (9,8 per mille), un tasso di natalità con valori inferiori alla media nazionale. Nel Mezzogiorno, la Campania presenta il tasso di natalità più elevato in
assoluto (10,8 per mille) e supera la media nazionale, così come la Sicilia (10,0 per mille), mentre la Sardegna presenta un valore tra i più bassi, pari appena all’8,0 per mille.

Il numero di decessi è inferiore a quello dell’anno precedente. Il tasso di mortalità è ovviamente più elevato nelle regioni a più forte invecchiamento: Liguria, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Emilia-Romagna presentano tassi di mortalità superiori alla media nazionale (9,5 per mille). A queste si aggiungono tutte le regioni del Centro, con la sola eccezione del Lazio, dove il tasso di mortalità è inferiore alla media
nazionale (9,1 per mille). Tra le regioni del Mezzogiorno, solo il Molise e la Basilicata presentano un tasso di mortalità (rispettivamente 11,2 e 9,6) più elevato della media nazionale. Le altre regioni, “più giovani”, fanno
registrare tutte valori inferiori al 9,5 per mille.
Al contrario di quanto avviene per la natalità, per la mortalità il peso degli stranieri risulta irrilevante, a causa della composizione per età particolarmente giovane rispetto alla popolazione italiana.
Come già da diversi anni, l’incremento demografico del nostro Paese è garantito da un saldo migratorio con l’estero positivo. Nel corso del 2006 sono state iscritte in anagrafe come provenienti dall’estero 297.640
persone, mentre ammontano a 75.230 le cancellazioni di persone residenti in Italia trasferitesi all’estero.
Tra gli iscritti, gli italiani che rientrano dopo un periodo di permanenza all’estero rappresentano poco più del 14 per cento. La larga maggioranza è costituita da cittadini stranieri, soprattutto nelle regioni del Nord e del
Centro (oltre il 90 per cento), mentre la quota di stranieri è meno significativa nelle regioni del Mezzogiorno. Viceversa, tra i cancellati per l’estero prevalgono gli italiani, che sono circa il 77 per cento del totale.
Complessivamente, il bilancio migratorio con l’estero, pari a +222.410, è dovuto a un saldo fortemente positivo per gli stranieri, superiore a 237 mila unità, che compensa il saldo lievemente negativo relativo alla sola componente italiana (-15 mila unità). Il saldo relativo ai cittadini stranieri, pur consistente, è inferiore di circa 30 mila unità a quello dell’anno precedente.
Il Nord e il Centro presentano tassi migratori con l’estero superiori alla media nazionale. Viceversa, tutte le regioni del Mezzogiorno presentano valori ben inferiori alla media. Tuttavia, il bilancio con l’estero risulta
positivo per tutte le regioni e il corrispondente tasso varia da 0,3 per mille in Basilicata e Calabria a 6,4 di Trento, rispetto a una media nazionale del 3,8 per mille.
Nel corso del 2006 i trasferimenti di residenza interni hanno coinvolto circa 1 milione e mezzo di persone e, secondo un modello migratorio ormai consolidato, sono caratterizzati da uno spostamento di popolazione
dalle regioni del Mezzogiorno (eccettuato l’Abruzzo) a quelle del Nord e del Centro. Il tasso migratorio interno oscilla tra il -4,4 per mille della Campania e il 4,6 per mille dell’Emilia-Romagna.
La migratorietà interna è dovuta anche agli stranieri residenti nel nostro Paese, che seguono una direttrice simile a quella delle migrazioni degli italiani, ma presentano una maggior propensione alla mobilità. Infatti, i
cittadini stranieri, pur rappresentando il 5,0 per cento della popolazione, contribuiscono al movimento interno per circa il 15 per cento.

Anche nel 2006 si registra un alto numero di iscrizioni e cancellazioni per altri motivi, dovute prevalentemente alle operazioni di rettifica che i comuni effettuano a seguito del confronto tra i risultati del Censimento e
gli archivi anagrafici, e la conseguente revisione di quest’ultima. I risultati di questa operazione, effettuata dal Comune di Roma2 nel corso del 2006, contribuiscono in misura determinante al “Saldo per altri motivi”.
Nei 12 grandi comuni con popolazione superiore ai 250 mila abitanti risiedono circa 9 milioni di abitanti, pari al 15,4 per cento del totale.
Escludendo le operazioni di revisione dell’anagrafe, nel complesso di questi comuni si registra un leggero decremento di popolazione rispetto all’anno precedente: -18.352 mila abitanti, pari a -0,2 per cento. Gli unici
grandi comuni in crescita sono Roma (+8.226), e Verona (+1.304) mentre il decremento più sostenuto si verifica a Napoli (-9.103). La dinamica demografica naturale è differenziata. In tutti i grandi comuni del Nord il saldo naturale è negativo, al Centro Firenze presenta un saldo naturale negativo e Roma positivo, mentre nei grandi comuni del Mezzogiorno risulta generalmente positivo, tranne che a Catania. Invece, il saldo migratorio interno è sempre negativo, a evidenziare un processo di reinsediamento della popolazione che penalizza le grandi città, in particolare Milano (-12,0 per mille) e Napoli (-11,8 per mille). Si conferma una generale capacità di attrarre le migrazioni dall’estero: il saldo risulta positivo in tutti i grandi comuni, secondo il consueto gradiente Nord-Sud.
In particolare, Verona e Milano sono meta dei più rilevanti flussi migratori dall’estero (con tassi rispettivamente dell’11,0 e dell’8,6 per mille). La popolazione residente in Italia al 31 dicembre 2006 vive per il 99,4 per cento in famiglie. Le famiglie anagrafiche sono 23milioni e 900 mila circa; il numero medio di componenti per famiglia risulta pressoché invariato rispetto all’anno precedente ed è pari a 2,5. Il valore minimo è di 2,1 e si rileva in Liguria, mentre il massimo è 2,8 in Campania. Il restante 0,6 per cento della popolazione, pari a 328 mila abitanti, vive in convivenze anagrafiche (caserme, case di riposo, carceri, conventi, ecc.). La popolazione residente nelle convivenze si concentra nel Nord e nel Centro.

Secondo le stime più recenti, nel 2006 il tasso di fecondità totale è stato pari a 1,35 figli per donna. Si conferma, pertanto, la leggera tendenza alla ripresa avviatasi nella seconda metà degli anni ’90 (Figura 2), dopo che per 30 anni, a partire dal 1965, la fecondità italiana era andata continuamente
riducendosi fino a raggiungere il minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995.
L’aumento del numero medio di figli per donna è concentrato al Centro-Nord (con aumenti, tra il 1995 e il 2006, superiori al 30 per cento per il Nord-est e il Nord-ovest e di oltre il 19 per cento al Centro), mentre
nel Mezzogiorno la fecondità, continua a diminuire (rispettivamente – 6,5% al Sud e -4,2% nelle Isole). Le opposte tendenze hanno determinato negli ultimi anni un avvicinamento dei livelli di fecondità territoriali
intorno al dato medio nazionale (1,39 e 1,36 figli per donna al Nord-Est e al Nord-Ovest, 1,33 al Sud, 1,32 al Centro e nelle Isole). La progressiva convergenza dei livelli fa sì che ai primi posti nella graduatoria delle regioni con la maggiore propensione ad avere figli si trovino, nel 2006, sia aree storicamente note per essere prolifiche, come Bolzano e Trento (rispettivamente 1,57 e 1,50 figli per donna), la Campania (1,44) e la Sicilia (1,40), sia regioni che avevano raggiunto a metà degli anni ’90 un livello di fecondità estremamente basso, intorno o al di sotto di un figlio per donna, come la Lombardia (1,41), il Veneto e l’Emilia-Romagna (1,39).
Queste dinamiche presentano numerose analogie con la distribuzione territoriale dei nati da residenti di cittadinanza straniera, a indicare che al fenomeno della ripresa della fecondità della popolazione residente stanno contribuendo in modo rilevante i comportamenti riproduttivi degli stranieri.
Sulla base dei dati definitivi del 2005 è possibile considerare la fecondità per le donne italiane e per le donne straniere separatamente: le prime hanno avuto in media 1,24 figli, mentre le donne straniere ne hanno avuto quasi il doppio (2,41). I livelli più elevati di fecondità si registrano tra le straniere residenti nel Nord-ovest e nel Nord-est: rispettivamente 2,50 e 2,61 figli per donna contro 1,17 e 1,19 figli delle residenti di cittadinanza italiana. Hanno in media un numero più contenuto di figli le straniere che risiedono al Sud e nelle Isole (rispettivamente 1,99 e 2,25 figli per donna), dove la fecondità delle donne italiane è ancora relativamente elevata (1,31 figli per donna).
L’impatto dei comportamenti riproduttivi delle donne straniere sui livelli di fecondità della popolazione residente è ancora più evidente quando si considera il dettaglio territoriale provinciale.
Si citano in particolare i casi di Verona, Vicenza e soprattutto Treviso in Veneto; Lecco, Bergamo e Brescia in Lombardia; Modena e Reggio nell’Emilia in Emilia-Romagna; Prato in Toscana. In queste province, grazie al contributo delle donne straniere, i tassi di fecondità raggiungono nel 2005 livelli ben più elevati della media nazionale (1,35 figli per donna) mentre, quando si considerano le sole donne italiane, si collocano a livelli
di molto inferiori. Nel Mezzogiorno, dove il contributo degli stranieri alla natalità è ridotto, Campania e Sicilia mantengono nel 2005 livelli di fecondità superiori alla media nazionale grazie al comportamento riproduttivo delle donne italiane.
Nelle province di Napoli e Palermo, ad esempio, si osserva una totale corrispondenza tra il livello del TFT delle donne italiane (rispettivamente 1,51 e 1,50 figli per donna) e quello totale riferito al complesso delle
residenti.
Il confronto tra il numero medio di figli osservato nel 2005 e quello riferito al 1995 – anno di minimo della fecondità - consente di evidenziare le diverse dinamiche territoriali, anche con riferimento alle sole donne
italiane. Infatti, nel 1995 il peso dei comportamenti riproduttivi delle donne straniere era ancora trascurabile (solo l’1,7 per cento di nati residenti era di cittadinanza straniera). Tra il 1995 e il 2005 si è osservato
un aumento della fecondità da 1,19 a 1,35 figli per donna (+13,3%) mentre, considerando le sole residenti italiane, l’incremento è stato pari solo al +4,2 per cento.
L’analisi a livello provinciale evidenzia l’esistenza di tre modelli per l’evoluzione recente della fecondità. Le province del Mezzogiorno sono caratterizzate da una diminuzione del numero medio di figli per donna attribuibile alla riduzione della fecondità delle italiane non compensata dal contributo delle donne straniere. Queste ultime, infatti, pur esprimendo una fecondità più elevata, sono numericamente poco rilevanti
in questa area del Paese.
Al contrario, nelle maggior parte delle province del Nord e in molte del Centro si possono apprezzare variazioni positive anche di forte entità per l’effetto congiunto del recupero di fecondità attribuibile alle donne italiane e del contributo delle donne straniere. Questo effetto è particolarmente evidente nelle quasi totalità delle province emiliane, a Pordenone e Gorizia, a Treviso, a Mantova, Pavia e Brescia, a Imperia e Savona e a Asti. Per quanto riguarda il Centro si segnalano i casi di Prato, Firenze e Pistoia.

Infine, incrementi attribuibili quasi esclusivamente all’azione della fecondità delle donne straniere si registrano nella quasi totalità delle province del Piemonte, del Veneto e delle Marche.


Fonte: Istat