Home pageInformazioniNews

Economia

Noleggio, Informatica, Ricerca e Servizi alle imprese
13/06/2007

Commercio e servizi: in Lombardia il 90% delle imprese ormai ha almeno un computer

Ormai quasi il 90% delle aziende lombarde attive nei settori del commercio al dettaglio, del commercio all’ingrosso, dei pubblici esercizi e dei servizi ha almeno un pc; l’86% ha un accesso ad internet e il 63% utilizza un server. E’ quanto emerge dalla ricerca “Il Digital Divide nella micro e piccola impresa italiana” i cui dati lombardi sono stati presentati oggi al Polo fieristico di Bergamo da Unione regionale lombarda del commercio del turismo e dei servizi, Assintel (Associazione nazionale delle imprese ict) con l’Associazione commercianti di Bergamo. La ricerca è stata realizzata da Freedata attraverso un’indagine campionaria che complessivamente ha coinvolto in Italia più di 3.300 micro e piccole imprese, 602 per la Lombardia. “Questa ricerca – afferma Paolo Malvestiti, vicepresidente dell’Unione regionale e presidente dell’Ascom di Bergamo – costituisce un’opportunità per sviluppare un proficuo dibattito fra imprese e istituzioni. La Lombardia, nel terziario, ha fra i più bassi livelli di divario digitale dell’intero sistema-Paese, ma occorre continuare a lavorare per migliorare ulteriormente questo dato”. La penetrazione del pc fra le imprese del terziario lombardo è crescente rispetto alla dimensione aziendale: 87,4% per le ditte individuali, 90,1 per le aziende da 2 a 5 addetti, 93,6% per quelle dai 6 ai 9 addetti, e infine il 100% per le piccole imprese (10-49 addetti).

Le aziende del commercio all’ingrosso e dei servizi possiedono, per la quasi totalità, almeno un pc, mentre si assestano su valori inferiori il commercio al dettaglio (74,1%) e i pubblici esercizi (67,1%). La Lombardia guida anche la classifica rispetto all’utilizzo di internet in azienda: l’86,2% ha un accesso alla rete, contro il 75,5% del Nord Ovest e il 68,7% a livello Italia. Per quanto riguarda la presenza di un server, il valore per le aziende lombarde è del 63,6%, contro un 54% del Nord Ovest e appena un 46,8% a livello Italia. Il digital divide All’interno di ogni settore merceologico sono stati individuate tre tipologie di imprese - rispettivamente low-tech, medium-tech e high-tech, sulla base dell’osservazione delle principali differenze che ne caratterizzano il livello di dotazione tecnologica. A livello nazionale è di circa il 13% la quota di aziende classificate come high tech, mentre le aziende medium e low tech si attestano rispettivamente al 43% e al 44%. Per la Lombardia il quadro, invece, cambia significativamente: il segmento delle aziende low-tech pesa per il 29% e costituisce il valore più basso a livello Italia (nel Nord Ovest il valore medio è del 37%), indice di un alto grado di penetrazione della tecnologia nel sistema lombardo.

Anche le aziende medium-tech sono superiori alla media, attestandosi al 59,2% del totale. Lieve flessione delle high-tech, che scendono all’11,8%. Incrociando questi risultati con le quattro macro-regioni italiane, si osserva come la posizione privilegiata della Lombardia non sia tanto imputabile a un effetto-area, quanto a una peculiare composizione del suo tessuto economico: uno dei settori più tecnologici, quello dei servizi, ha un peso numerico significativamente maggiore. Inoltre, anche a livello dimensionale l’incidenza della fascia meno tecnologica, le ditte individuali, è minore rispetto ai dati nazionali. Aziende lombarde “consapevoli”, ma investire in tecnologia costa Le aziende Lombarde dimostrano invece di avere una consapevolezza diffusa rivolta all’Ict: chi non investe in tecnologia ne attribuisce la causa ai costi e alla mancanza di soluzioni flessibili e ad hoc per la propria attività: “E’ necessario – commenta Giorgio Rapari, presidente di Assintel - un approccio capace di proporre prodotti informatici ad hoc tarati sulle specifiche esigenze delle micro e piccole imprese; e occorre, parimenti, la capacità si impostare una comunicazione, in linea con il linguaggio delle aziende della domanda”.

Questi i risultati nel dettaglio: su una scala da 1 a 7, il fattore costi raggiunge un’importanza di 4,8 per le aziende low tech, di 5,2 per quelle medium e di 5,3 per quelle high; la rigidità pesa 5,3 per le aziende low tech e 4,6 per quelle high tech; la sicurezza è tematica limitante per tutti i cluster, con un valore medio di 4,9. In questo contesto, le possibilità di intervento percepite dagli imprenditori come utili per aiutare le imprese a colmare il divario tecnologico, si focalizzano su un’area business per le aziende high tech, e su un’area tecnica per quelle a bassa informatizzazione. In particolare, per esse è più importante la consulenza e il rapporto con i fornitori (79,4%), mentre per le high tech la creazione di occasioni d’affari (80,6%). Elemento invece comune fra le low e le high tech è la richiesta di interventi che favoriscano l’accesso alla rete, operando in particolare sul fattore costi: su una scala da 1 a 7, il punteggio è di 5,8. Alta anche la richiesta di maggiori finanziamenti, che raggiunge un punteggio di 5,7, e di diffusione di banda larga e wi.fi (5,6). “I maggiori elementi su cui focalizzarsi, espressi anche nel Manifesto per l’Innovazione presentato da Confcommercio alle istituzioni – conclude Rapari – sono un’attenzione ai temi della connettività, sia in termini di sostegno alla diffusione di banda larga sia al controllo dei prezzi di accesso alla rete, con un impegno nel portare all’attenzione delle aziende che offrono tecnologia i bisogni della domanda di settori trascurati quali il commercio al dettaglio e i pubblici esercizi, favorendo la spinta alla ricerca di soluzioni interessanti per il core business di queste imprese”.


Fonte: Fullpress