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Settori economici
Attivitā Finanziarie e Immobiliari26/06/2007
Banche: ABI, pressione fiscale 33,5% diretta e 57 complessiva
Per le banche l’indice di pressione fiscale complessiva effettiva, determinata dalle imposte dirette e da quelle indirette, ha raggiunto il 57% dell’utile prima delle imposte. Quella delle sole imposte dirette, nel 2005 è stata pari al 33,5%, 4 punti percentuali in più rispetto al 2004. E’ uno degli aspetti che saranno affrontati nel corso del convegno su “Regolamentazione e Fiscalità – un’analisi economica e comparativa dei fattori chiave della competitività”, organizzato dall’ABI a Roma (Palazzo Altieri – Piazza del Gesù, 49 – ore 9,30).
Chairman della prima sessione sarà Augusto Fantozzi, Vice Presidente vicario ABN/AMRO e
Presidente del Comitato Esecutivo Ristretto Fiscale ABI, cui i banchieri hanno affidato una specifica attenzione al tema Fisco. <<Domani – ha sottolineato Fantozzi - concentreremo l’attenzione sui principali svantaggi competitivi. L’indice di pressione fiscale delle imposte dirette
nel 2005 è stato pari al 33,5% (IRES + IRAP), valore superiore a quelli del quinquennio precedente 2002 – 2004. Sola eccezione il 2002 con un valore ancora più alto, pari al 38%.
L’indice di pressione fiscale complessiva - imposte dirette + indirette – ha raggiunto il 57%
dell’utile prima delle imposte, anche per alcuni provvedimenti volontari di affrancamento riserve
e riallineamento valori per circa 2 punti percentuali. Nel 2005 la pressione fiscale complessiva è
cresciuta di 7 punti percentuali e quella fiscale diretta di 4. In Europa l’industria bancaria italiana
mantiene il poco invidiabile primato di operare in uno dei paesi a più alto livello impositivo
(mediamente 7 punti percentuali in più dei principali paesi UE). Si tratta di pesante svantaggio
competitivo>>. <<Le banche fanno ampiamente la loro parte come contribuenti e come ausiliari
del Fisco – ha aggiunto Fantozzi – ed hanno diritto a poter contare su un miglioramento
dell’assetto normativo ispirato a criteri di semplificazione e razionalizzazione, che tenga conto
delle complessità organizzative e gestionali>>. Non si tratta solo di pagare meno imposte ma
anche di perseguire una finalità di semplificazione e razionalizzazione che, comportando minori
costi e una gestione più efficiente, aumenti le possibilità di competizione internazionale.
Il Presidente dell’ABI, Corrado Faissola, ha ricordato che <<alcuni dei principali svantaggi
regolamentari hanno penalizzato di circa 3 punti percentuali il Roe delle banche italiane nel 2005.
Il fisco è uno di questi svantaggi. E’ determinante costruire le condizioni per il miglioramento
competitivo delle banche italiane in Europa. L’auspicio è di assistere nei prossimi mesi a
miglioramenti dell’assetto complessivo della competitività>>. <<Da tempo – ha aggiunto
Faissola - l’ABI concentra la sua attenzione sulla regolamentazione, che assume un peso
importante nel determinare la performance economica di un’impresa e l’efficace allocazione delle risorse. Di qui l’avvio di un’indagine specifica sul contesto dell’industria finanziaria per
individuare e misurare la posizione competitiva delle banche italiane rispetto a quelle europee.
L’impegno dell’Associazione in questa direzione ha portato alla creazione - all’interno
dell’European Banking Report, il nostro think tank internazionale - di un osservatorio permanente su regolamentazione e competitività, il “Regulatory & Competitiveness Forum” che consente di
monitorare le principali aree di asimmetria regolamentare, in modo da esaminare in profondità la competitività della regolamentazione >>.
Fonte: Abi
