Economia
20/04/2007
Informatizzazione della Pubblica Amministrazione Locale: cresce la spesa per l'in house, rallentano gli investimenti in innovazione
“Con 1.380 milioni di euro raggiunti nel 2006, la spesa in informatica delle amministrazioni locali è risultata complessivamente in crescita rispetto all’anno precedente, a dimostrazione di un’aumentata sensibilità pubblica verso le opportunità che offre l’innovazione tecnologica per la soluzione delle problematiche di ammodernamento proprie della Pa: dalla ricerca di una maggiore efficienza organizzativa al miglioramento dei servizi, a nuove applicazioni per il welfare, la sicurezza, l’ambiente. Questo significa che la Pa locale sta naturalmente diventando uno dei maggiori produttori di domanda di servizi innovativi al cittadino e alle imprese. Tuttavia l’indagine mette in evidenza che finora questa domanda è stata troppo concentrata su stessa. Da una parte, infatti, le amministrazioni hanno teso a privilegiare interventi sulle funzioni interne: gestione del personale, contabilità, tributi, mentre è stato trascurato l’ammodernamento tecnologico delle funzioni che hanno impatto diretto sui cittadini e sullo sviluppo locale, quali ad esempio la sanità e i centri di prenotazione dei servizi sanitari per le Regioni, la gestione dei catasti e le relazioni con il pubblico per i Comuni. Dall’altra sono sempre più evidenti le condizioni di scarsa concorrenza entro cui si cerca soddisfare la domanda pubblica. Dall’indagine infatti è emerso come gli affidamenti ad aziende pubbliche IT superino il 50% del totale. E il 43% degli acquisti di servizi informatici avviene attraverso affidamenti, senza gara, a società controllate. Da pratica eccezionale, come vorrebbe la politica europea, si è arrivati in Italia a fare dell’in house una prassi troppo generalizzata. Per questo siamo pronti ad aderire al tavolo di confronto fra aziende pubbliche e private d’informatica proposto dal Cnel, a cui aggiungiamo la proposta della costituzione di un osservatorio indipendente per analizzare il livello dei servizi che gli Enti locali offrono ai cittadini, in un quadro di confronto europeo ”.
E’ questo il quadro che ha delineato Ennio Lucarelli, presidente di AITech-Assinform, l’Associazione nazionale delle aziende di informatica aderente a Confindustria, nel presentare oggi a Roma i risultati del 2° Rapporto Assinform sull'Information & Communication Technology nella Pubblica Amministrazione Locale. All’incontro, avvenuto a presso il Cnel, hanno preso parte, oltre a Linda Lanzillotta Ministro per gli Affari Regionali, Giancarlo Capitani, Amministrazione Delegato di Net Consulting, Enrico Castanini, Amministratore Delegato di Datasiel intervenuto in rappresentanza delle aziende pubbliche, Raffaele Morese presidente di Confservizi, Alberto Tripi presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici.
L’indagine AITech-Assinform, effettuata su un campione significativo di Enti Locali – sono stati interpellati oltre 900 fra Regioni, Province, Comunità Montane e Comuni di ogni dimensione e di ogni area geografica - ha fotografato lo stato dell’Ict nelle Amministrazioni Locali, offrendo lo spaccato dei fattori che caratterizzano e condizionano l’ammodernamento tecnologico.
Il dettaglio dei dati
Trend e destinazione della spesa in informatica della Pal
Il trend di spesa It della Pal sale complessivamente nel 2006 del 2,9%, raggiungendo un volume totale (enti locali + asl e utilities) pari a 1.383 milioni di Euro. Ma è un trend in rallentamento rispetto all’anno precedente quando la crescita è stata del 3,4%.
In dettaglio si vede che , in realtà, cala la spesa di Comuni (-3,2%) , Province (-2,1%), Comunità montane (-2,3%), mentre l’unica a crescere è la spesa delle Regioni con un trend annuo del 6,5%, quasi doppio rispetto al 2005.
Tuttavia il fenomeno più rilevante che emerge dall’indagine è che solo una parte della spesa della Pal è destinata all’acquisto di beni e servizi informatici sul mercato, in quanto una quota crescente, giunta ormai al 43%, viene destinata a società di servizi informatici controllate dagli Enti stessi, cioè al mercato captive alimentato dal ricorso esponenziale agli affidamenti in house.
Si evidenzia, inoltre, come la spesa destinata all’in house cresca a ritmi ben più elevati del resto. In particolare, mentre il trend di crescita della spesa destinata ad alimentare le società pubbliche è passato dal 4,3% nel 2005 al 4,7% nel 2006, quello relativo alla spesa per reperire servizi e beni informatici sul libero mercato ha subito un brusco rallentamento, segnando un modesto +1,6% nel 2006 a fronte del 2,8% dell’anno precedente.
Considerando solo gli Enti locali (regioni, province, comuni, comunità montane) si evidenzia come le Regioni rappresentino il maggior centro di spesa in informatica con 421,7 milioni di euro, equivalente a oltre un terzo della spesa degli enti. Le ragioni di tale andamento risiedono nel ruolo assunto dall’ente regionale come soggetto coordinatore di tutte le realtà locali e interlocutore privilegiato della Pa centrale, nonché diretto beneficiario dei finanziamenti statali ed europei di cui, dovrebbero poi beneficiarne anche gli altri enti locali.
Ma allo stesso tempo sono principalmente le Regioni ad alimentare la pratica dell’in house, avvalendosi per quasi la metà della spesa, pari a 46,7%, dei servizi informatici forniti da società controllate. A seguire, gli enti regionali si rivolgono per il 26,7% della domanda a fornitori globali, ovvero a soluzioni standard, mentre destinano solo il 26,6% delle risorse al reperimento sul mercato di soluzioni specializzate e di fornitori locali.
I risultati del processo di informatizzazione per tipologia di enti
A livello generale si riscontra una buona copertura informatica per le funzioni interne (back-office), mentre appare ancora assai carente sul fronte dei servizi diretti al cittadino e all’impresa (front-office). Fatti salvi i servizi anagrafici dei Comuni, questa situazione è riscontrabile, pur se in diversa misura, a tutti i livelli dell’organizzazione pubblica.
° Per le Regioni la copertura informatica del 100% riguarda solo funzioni di back office quali la contabilità e bilancio, amministrazione del personale; scende all’ 80%, per la gestione delibere e del patrimonio e non supera il 67 % per funzioni essenziali come il controllo di gestione, la contabilità dei lavori pubblici e progetti. Sul fronte dei servizi diretti ai cittadini e alle imprese, a parte l’eccezione riscontrabile nell’area dei Suap (Sportello unico attività produttive), coperta nell’80% dei casi, è sotto le aspettative la copertura di aree critiche, per altro di esclusiva pertinenza regionale, come la gestione sanitaria (60%) e il Cup (47%); così come anche quelle riguardanti l’ammodernamento dei processi, quali l’archiviazione elettronica dei documenti, coperta in meno della metà dei casi.
° Dall’analisi delle applicazioni presso i Comuni, si nota una copertura informatica elevata, oltre il 91%, per i servizi anagrafici, ma per il resto si conferma la tendenza a privilegiare l’informatizzazione delle funzioni di back office, come la gestione contabilità (87,2%) gestione tributi (83%), paghe e stipendi. Ma più ancora che nelle regioni, e per effetto del gran numero di piccoli comuni, resta nella maggior parte dei casi irrisolta la copertura informatica delle aree più critiche e innovative: contabilità lavori pubblici (40,7% dei casi coperti), gestione del territorio e catasto (39%) gestione procedimenti (32%) gestione acquisti (17,9%), Suap (17,6%), Urp (10,9%).
° Analoga sotto il profilo strutturale, anche se con un grado di copertura più vicino a quello delle regioni la situazione riscontrabile nelle Province, ove il grado di copertura superiore al 90% dei casi è riscontrabile solo per l’amministrazione del personale, la contabilità economico-finanziaria.
° Un dato appare evidente per tutti gli enti locali: il mancato o quanto meno deludente decollo delle iniziative per l’e-government successive al 2003. Solo il 29,3% dei comuni, il 16,7% delle province, il 25,9% delle comunità montane e il 7,1 % delle regioni tra quelle che hanno partecipato ai bandi hanno dichiarato di aver concluso entro il 2006 i progetti finanziati, mentre è risultata molto elevata la percentuale di enti (es. 33,3% delle province) che hanno dichiarato di aver abbandonato o sospeso i progetti a causa del blocco dei finanziamenti.
La spesa aggregata Ict (informatica + telecomunicazioni)
La dinamica di spesa aggregata Ict della Pal appare sempre più lenta in rapporto alle dinamiche di mercato. La spesa aggregata in informatica e telecomunicazioni è infatti passata da tassi di crescita superiori a quelli del mercato nazionale, a tassi inferiori. Nel 2004 risultata pari a 1330 milioni e in crescita dell’1,9% (contro il + 1,5% del mercato nazionale); nel 2005 pari a 1354 milioni e in crescita dell’1,8% (contro il 2,3% del mercato nazionale); nel 2006 pari a 1368 milioni e in crescita dell’1% (contro il +2% del mercato nazionale). L’arco di tempo considerato non lascia dubbi su una tendenza preoccupante, che evoca oggettive e progressive difficoltà sia sul fronte dei budget che dei programmi
L’informatizzazione nella PAL per tipologia tecnologica
· Buona la connettività di rete negli Enti di medie e grandi dimensioni, ma ancora molto carente nei piccoli Comuni e Comunità Montane. La copertura di Internet è quasi totale. Esistono tuttavia realtà in cui la quota di PC connessi a Internet scende sotto il 50%: 8,3% dei Comuni e 13,4% delle province. Si tratta di quote non trascurabili che vanno ad aggiungersi al 26,7% di Regioni che dichiarano tra il 25% e il 50% di PC non connessi a Internet, giustificato dalla presenza di personale che non svolge mansioni che richiedono l’utilizzo di un PC . Il fenomeno è più marcato tra le Regioni del Sud e le Isole. Interessante è anche le rilevazione del tipo di connessione, che vede Regioni, Province, Comunità Montane e grandi Comuni utilizzare nel 60-70% dei casi collegamenti ad alta velocità (Fibra ottica, ADSL, HDSL, ecc.), mentre ancora una volta emergono le difficoltà dei piccoli comuni con quasi il 40% di essi ancora connessi in modalità ISDN e il 6,5% con un semplice modem.
· Diffusione crescente anche se lenta dei collegamenti alle RUPAR (Reti Unitarie della Pubblica Amministrazione Regionale), che toccano 38% dei Comuni, il 66,7% delle Province, 57,4% delle Comunità Montane, il 93,3% delle Regioni; ma soprattutto per servizi di connettività e trasporto dati, mentre servizi più evoluti, quali interoperabilità di base e servizi di firma digitale o di supporto, sono ancora poco diffusi. Fanno eccezione in questo quadro le Province, che più di tutti gli altri Enti utilizzano la RUPAR anche per servizi avanzati.
· Avvio della penetrazione dei servizi di comunicazione voce via Internet (VOIP). Il 93,3% delle Regioni, il 71,4% delle Province, il 53,9% delle Comunità Montane utilizzano o prevedono di introdurre il VoIP, contro il 29,2% dei Comuni. Il risparmio sui costi è all’origine della popolarità di tale tecnologia.
· Modesto sviluppo dei portali dedicati ai rapporti con i cittadini. Fatta eccezione per le Regioni, ove la disponibilità di portali di servizio propriamente detti è relativamente elevata (80% dei casi), il quadro è ancora al di sotto delle aspettative. Una buona copertura interessa infatti solo il 53,3% delle Province e il 18% dei Comuni. Inoltre sono ancora pochi gli Enti che mettono a disposizione dei cittadini veri servizi interattivi, e cioè servizi che consentono a cittadini e imprese di effettuare transazioni on line. Solo il 15% fra i Comuni dotati di portale hanno a disposizione più del 20% dei servizi con un grado avanzato di interattività, e lo più o meno lo stesso vale per Province e Regioni .
· Necessità di incrementare le competenze IT. La mancanza di competenze è ancora un problema sentito all’interno delle Amministrazioni, con l’83% delle Comunità Montane che ammette l’esistenza di gap nelle competenze informatiche, seguite da Regioni (73.3%), Province (73,3%) e Comuni (60,2%). Più significativo ancora è il fatto che il gap di competenze non è avvertito solo per l’utilizzo di applicazioni specializzate (con punte del 90% nelle Regioni e del 69% nei Comuni), ma anche e in buona parte per l’utilizzo corrente dei più comuni strumenti informatici di base (PC e strumenti di produttività individuale). E infatti questo problema è avvertito addirittura nel 72,7% delle regioni, nel 63,6% delle province, nel 58,1% delle comunità montane e nel 48,4% dei comuni. Sono valori che dovrebbero indurre ad accelerare ed estendere i programmi di alfabetizzazione informatica.
Fonte: AITech-Assinform
