Economia
22/10/2007
Emilia Romagna: 3 aziende su 4 hanno un PC
Il 74,4% delle aziende attive nei settori del commercio al dettaglio, del commercio all’ingrosso, dei pubblici esercizi e dei servizi in Emilia Romagna possiede almeno un pc; il 73,5% ha un accesso ad internet e il 43,3% utilizza un server. E’ quanto emerge dalla ricerca “Il Digital Divide nella micro e piccola impresa italiana”, i cui dati regionali sono stati presentati oggi a Bologna nel corso del Convegno organizzato da Confcommercio Emilia Romagna in collaborazione con Assintel (Associazione nazionale delle imprese ICT aderente a Confcommercio). La ricerca è stata realizzata da Freedata attraverso un’indagine campionaria che ha complessivamente coinvolto in Italia più di 3.300 micro e piccole imprese, rappresentative di oltre 2.200.000 aziende. Per l’Emilia Romagna l’universo di riferimento è costituito da 187.746 imprese.
Le imprese del terziario regionale mostrano in generale un buon livello di penetrazione delle nuove tecnologie informatiche, addirittura superiore alla media nazionale (74,4% contro il 73,8% a livello Italia).
Il Convegno è stato l’occasione per riflettere con il mondo delle imprese e con i rappresentanti delle Istituzioni sulle iniziative e le misure concrete da porre in essere per contrastare il fenomeno del digital divide. A partire dall’intervento introduttivo di Davide Urban, Vice Direttore di Confcommercio Emilia Romagna, passando per la relazione sui dati del divario digitale in Emilia Romagna, presentati da Andreas Schwalm di Assintel, i lavori della giornata sono proseguiti con l’intervento di Marco Calzolari del Servizio Piano Telematico e Infrastrutture di Rete della Regione Emilia Romagna, che ha illustrato ai presenti gli strumenti del Piano Telematico Regionale per la riduzione del divario digitale nelle PMI emiliano-romagnole.
Presentato nel corso dell’incontro anche il Manifesto dell’Innovazione di Confcommercio Nazionale, dal quale emerge come sia necessario dotare il Sistema Paese delle infrastrutture tecnologiche essenziali per essere connessi con l’evoluzione del mercato globale, pena la perdita di concorrenzialità.
La sfida per le imprese del terziario è quella di accogliere le nuove tecnologie con il giusto criterio, imparando ad individuare le soluzioni più adatte alla propria realtà, a partire da un’attenta analisi dell’esistente. Servono strumenti mirati, soprattutto formativi e finanziari, per accompagnare e assistere l’innovazione tecnologica nelle imprese del terziario, così da aumentarne la competitività.
I dati dell’indagine
Sono maggiormente soggette al divario tecnologico le imprese individuali, che costituiscono il 60% delle aziende target, mentre il valore sale all’aumentare della dimensione aziendale: tutte le imprese oltre i 10 addetti hanno almeno un PC.
Le aziende del Commercio all’ingrosso sono le più informatizzate: il 98,9% di esse possiede almeno un computer. Seguono i Servizi (76%) e a grande distanza le aziende dei due settori tradizionalmente meno tecnologici: commercio al dettaglio (63,1%) e pubblici esercizi (61,6%). Anche l’accesso ad internet, di conseguenza, segue questa dinamica: il 73,5% delle aziende accede al web, contro il 68,7% a livello Italia.
La Regione resta però indietro rispetto alla media del Nord Est, in cui l’80% delle aziende ha un computer e il 75% ha un accesso alla rete.
Hanno infine un server il 43,3% delle aziende, dato inferiore rispetto al totale Italia (46,8%) ma superiore al Nord Est (42,2%).
Il digital divide
All’interno di ogni settore merceologico sono state individuate tre tipologie di imprese - rispettivamente low-tech, medium-tech e high-tech - sulla base dell’osservazione delle principali differenze che ne caratterizzano il livello di dotazione tecnologica.
Le aziende low tech in Emilia Romagna sono il 46%: in esse il PC è ancora poco presente o addirittura assente e la tecnologia è utilizzata in modo marginale. Il valore è di circa 2 punti più alto rispetto a quello medio nazionale (44,2%). Penalizzate le ditte individuali: sono low tech il 67,2% di esse.
Le aziende medium-tech sono il 42,3%, ancora leggermente indietro al totale Italia (43,2%), così come le aziende high tech (11,7%, contro il 12,7% a livello Italia).
Entrando nel dettaglio della dotazione tecnologica dei singoli settori merceologici, possiamo rilevare a livello Italia una netta distinzione fra due settori tecnologicamente molto avanzati, il Commercio all’ingrosso e i Servizi, e una situazione di maggiore staticità per il Commercio al dettaglio e per i Pubblici esercizi.
Esiste comunque una notevole differenza strutturale fra le variabili discriminanti che classificano come tecnologicamente avanzati i 4 settori: se per i Servizi e il Commercio all’ingrosso il livello low tech implica comunque una discreta diffusione del PC, e il salto di qualità è dato da utilizzo di server e gestionali, per i Pubblici esercizi e il Commercio al dettaglio dire low tech significa invece scarsa diffusione del PC e di Internet.
Molta influenza su questi dati hanno le peculiari caratteristiche del tessuto economico regionale. Le variabili discriminanti sono infatti l’incidenza numerica della dimensione aziendale e dei settori meno tecnologici. In Emilia Romagna le ditte individuali sono il 60% (meglio del totale Italia, che si attesta sul 62,5%), a vantaggio delle aziende dai 2 ai 19 addetti (39,3%). E’ però maggiore anche l’incidenza dei Pubblici Esercizi (14,2%, rispetto all’11,9% nazionale).
Investire in tecnologia: un valore solo per chi già ne conosce l’utilità
I costi della tecnologia sono il fattore che maggiormente preoccupa gli imprenditori della Regione.
Ma la vera differenza è ancora una volta fatta dalla distinzione fra azie nde low tech e aziende medium/high tech: chi non è dotato di tecnologia non effettua investimenti semplicemente perchè non la conosce e non ne percepisce l’utilità.
Le azioni più urgenti per favorire gli investimenti in ICT e la “connessione” all’economia di rete sono in primo luogo la riduzione dei costi delle TLC, anche attraverso la tutela del libero mercato. Questa è l’unica richiesta che vede uno spiccato interesse anche da parte delle aziende low-tech (voto medio: 6,5 su una scala da 1 a 7), unita alla richiesta di una maggiore diffusione della banda larga.
Fonte: Assintel
